Acqua, un quarto della popolazione mondiale rischia di rimanere senza

Vivere senza acqua. Per milioni di persone è una realtà quotidiana. Secondo il rapporto World Resources Institute,  quasi metà della popolazione in 15 grandi città del sud del mondo non ha accesso ai sistemi di acqua pubblica. Le maggiori difficoltà si  riscontrano  nell’ Africa subsahariana e nell’Asia meridionale. Per le famiglie che vivono in questi luoghi, infatti, non è possibile accedere all’acqua pubblica e nemmeno ad altre fonti: l’acqua è troppo costosa o troppo pericolosa.  I numeri dicono che circa 1 miliardo di persone riceve acqua in condotte per meno di 24 ore al giorno, e in alcuni casi solo per poche ore alla settimana.

Ma il problema dello stress idrico dovrà essere affrontato da tanti paesi: Qatar, Israele, Libano, Iran, Giordania, Libia, Kuwait, Arabia Saudita, Eritrea, Emirati Arabi Uniti, San Marino, Bahrein, India, Pakistan, Turkmenistan, Oman, Botswana. A causa del riscaldamento globale e dell’eccessivo consumo di risorse nell’industria e nell’agricoltura, in questi territori viene consumato all’anno oltre l’80% dell’acqua disponibile in superficie e sottoterra. In queste condizioni, anche una breve siccità può avere conseguenze disastrose. Coinvolgendo complessivamente un quarto della popolazione mondiale.

Il precedente più inquietante è quello che è avvenuto a Città del Capo, in Sudafrica, l’anno scorso: a causa della siccità, della sovrappopolazione e della gestione inadeguata delle risorse idriche, la città è arrivata a un passo dal cosiddetto “Day Zero“, quando tutta l’acqua disponibile si sarebbe esaurita.

“Lo stress idrico è la più grande crisi di cui nessuno parla. Le sue conseguenze sono evidenti sotto forma di insicurezza alimentare, conflitti e migrazioni e instabilità finanziaria – ha dichiarato Andrew Steer, presidente e CEO del World Resources Institute – strumenti Aqueduct recentemente aggiornati consentono agli utenti di vedere e comprendere meglio i rischi idrici e di prendere decisioni intelligenti per gestirli. Sta emergendo una nuova generazione di soluzioni, ma in nessun luogo abbastanza velocemente. La mancata azione sarà enormemente costosa in termini di perdite di vite umane e di sussistenza”.

Lo scenario presentato  dal World Resources Institute non è affatto incoraggiante: nel nostro continente, l’Italia, il Belgio, la Grecia e la Spagna si collocano tutte nella seconda fascia: quella a rischio “alto”.

Ma quali sono le soluzioni?

Rendere l’acqua pubblica più affidabile e conveniente. Correggendo le perdite nella vecchie città e proteggendo le fonti. Le città devono  rendere l’acqua accessibile per i residenti a basso reddito. E questo perché decenni di tentativi di aumentare il ruolo del settore privato nella gestione di questo bene  non ha migliorato l’accesso. Se guardiamo al Cile e alla Colombia ci accorgiamo che grazie ai sussidi diretti molte famiglie oggi possono bere. Mentre in Sudafrica le città forniscono gratuitamente un’indennità mensile di acqua, in linea con una politica   che riconosce  l’accesso a questa risorsa  come un diritto umano.