Alberi monumentali: un patrimonio da scoprire

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“Fin dall’origine il destino degli uomini fu associato a quello degli alberi con legami talmente stretti e forti che è lecito chiedersi che cosa ne sarà di un’umanità che li ha brutalmente spezzati”. Con queste parole Jacque Brosse, in Mitologia degli alberi, ci ricorda che la nostra esistenza potrebbe diventare più povera senza gli alberi, perché l’uomo ha instaurato con essi un rapporto infinito. Gli alberi monumentali sono i testimoni silenziosi del tempo, elementi indispensabili del paesaggio. Essi sono i custodi della memoria di una comunità, e possono stimolare il senso di appartenenza a un luogo. Il ministro delle politiche agricole ne ha individuati 2734. Un numero che è cresciuto rispetto a quello del 2017, grazie alle 332 nuove iscrizioni che includono le aree di Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte e Sardegna.

Gli alberi selezionati si contraddistinguono per l’elevato valore biologico ed ecologico (età, dimensione, rarità della specie), o anche per l’importanza storica, culturale e religiosa che rivestono nei luoghi che li ospitano. L’obbligo di censirli entro un anno è arrivato con la legge n°10 del 2013, che ha stabilito la tutela e la valorizzazione omogenea degli alberi monumentali. Un’operazione che ha richiesto più tempo del previsto. Un ulteriore contribuito è arrivato dal Mibact (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) nel 2017, con il riconoscimento del primo monumento verde in Italia: la Quercia delle Checche, situata nella  Val d’Orcia toscana, nella provincia di Siena, in linea con quanto è indicato dall’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“.

Ora possiamo visitare il Castagno di Melitani, che ha 400 anni, e si trova al confine del parco nazionale della Sila, soprannominato “il castagno del cielo“,  perché i suoi rami sembrano voler toccare la volta celeste; oppure l’olivo sardo di S’Ortu Mannu, conosciuto come “la regina del gran orto“, che ha 900 anni e spicca fra 700 ulivi plurisecolari nel Sulcis-Iglesiante. A Luras, in provincia di Sassari, c’è l’albero più antico d’Italia, un ulivo che ha più di 4000 anni. E poi  il faggio del mas dei Boci, in valle dei Mocheni, su cui si arrampicava il giovane Michele nel Film “La prima neve” di Andrea Segre; il plurimillenario Castagno dei Cento Cavalli, ubicato nel Parco dell’Etna e riconosciuto nel 2008 dall’Unesco come “Albero messaggero di pace“; la Quercia delle streghe o Quercia di Pinocchio in provincia di Lucca: un albero di 600 anni, con dei rami che si estendono per 40 metri e cadano verso il basso. Secondo la leggenda  le streghe durante i riti sabbatici  danzavano sui rami della pianta. Successivamente è stato ribattezzato Quercia di Pinocchio, perché per molti questo è l’albero citato da Collodi nel suo libro, dove  Pinocchio incontra il Gatto e la Volpe e viene impiccato.