Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare: verso un mercato unico per la plastica riciclata

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rifiuto plastica

«La produzione e il modo in cui si produce la plastica è insostenibile e finanziariamente insostenibile». A evidenziarlo è la proposta di risoluzione sulla strategia europea per la plastica nell’economia circolare presentata da Mark Demesmaeker (ECR, BE) alla Commissione Ambiente (Envi) e approvata lo scorso 13 settembre.

«Il divieto cinese sull’importazione dei rifiuti di plastica offre all’UE una straordinaria opportunità per promuovere la trasformazione e la transizione verso un’economia circolare della plastica- si legge nella relazione di Demesmaeker- Dobbiamo sfruttare questo slancio per investire e innovare. Se riusciremo a sviluppare un approccio globale che comprenda l’intera catena dal valore attraverso modelli aziendali e di consumo circolari, saremo in grado di creare una situazione vantaggiosa per tutti i portatori di interesse coinvolti. Possiamo trasformare le lande desolate della plastica in miniere d’oro».

Gli eurodeputati hanno così sancito il loro impegno a sviluppare un piano strategico per far sì che tutti gli imballaggi di plastica, entro il 2030, siano riutilizzabili o riciclabili, introducendo marchi identificativi e promuovendo modelli aziendali sostenibili e circolari tramite strategie di marketing. Oltre all’annuncio di un investimento di 100 milioni di Euro per incentivare il riciclo completo dei rifiuti nel quadro del progetto Horizon 2020, l’estensione dell’economia circolare dovrà essere supportata dalla creazione di un autentico mercato interno per la plastica riciclata, basato sull’adozione di norme qualitative per rafforzare la fiducia e incentivare il mercato della plastica secondaria.

A questo, secondo quanto è scritto nella relazione di Demesmaeker, si deve aggiungere la possibilità di sviluppare vari gradi di riciclaggio che siano in linea con la funzionalità dei diversi prodotti al fine si salvaguardare la salute pubblica e la sicurezza alimentare.

reduce_reuse_recyclePer quanto concerne la specificità dei prodotti inquinanti, la Commissione riconosce che l’80% dei rifiuti marini è costituito da materiali plastici, di cui il 50 % derivante da plastica monouso, pertanto sono necessarie delle azioni concrete per ottenere percentuali elevate di raccolta e riciclaggio come ad esempio la cauzione-rimborso, regimi di responsabilità estesi al produttore o una maggiore sensibilizzazione del pubblico.

In ogni caso «la scelta di un determinato regime resta di responsabilità dell’autorità competente dello Stato membro- chiariscono gli eurodeputati- la quale è in grado di tenere conto delle specificità locali e di garantire che gli eventuali sistemi efficaci ed efficienti sotto il profilo dei costi già esistenti non siano messi a repentaglio».

Nell’ambito della bioplastica, invece, è fondamentale sciogliere alcuni fraintendimenti: sono necessarie «norme chiare e armonizzate sia sui contenuti biologici sia sulla biodegradabilità. La plastica biodegradabile può essere un elemento a sostegno della transizione verso un’economia circolare, ma non dovrebbe essere considerata un rimedio universale per i rifiuti marini- scrive Demesmaeker- pertanto invito la Commissione a stilare un elenco di prodotti e applicazioni utili costituiti da plastica biodegradabile, sulla base di criteri chiari».

Diversa è infine la strategia per la strategia proposta per le microplastiche: «l’opzione più efficiente sotto il profilo dei costi è quella di affrontare il problema dell’uso della microplastica alla fonte. Pertanto è necessario introdurre un divieto sulla microplastica aggiunta intenzionalmente a prodotti come i cosmetici e i prodotti per la pulizia». E possiamo dire che l’Italia può attualmente essere un esempio nell’adozione di leggi contro la microplastica, grazie ad un emendamento presentato nella legge di Bilancio 2018 e approvato dalla V Commissione della Camera.

Articolo di Michele D’Amico