Animali allo sbaraglio

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Abbandonati, spaventati, disorientati. Esposti a maltrattamenti e avvelenamenti. Costretti ad affrontare il freddo e la solitudine. Per molti animali il randagismo è sinonimo di pericolo. Tuttavia  ricostruire la dimensione del fenomeno non è semplice. Ci si imbatte, infatti, nella difficoltà di reperire dati completi e numeri aggiornati. Per questo motivo la Lav (Lega anti vivisezione) ha provato a colmare la mancanza di informazioni chiedendo alle Regioni di indicare quanti cani, dopo essere stati catturati, sono stati restituiti al proprietario, il numero di quelli presenti nei canili rifugio, quante strutture di accoglienza per cani e per gatti sono presenti sul loro territorio, il numero delle colonie feline, delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni.

Dall’indagine è emerso che nel 2017 hanno trovato una casa 3704 cani in meno rispetto al 2016, confermando un trend negativo evidenziato lo scorso anno, quando si era registrato un calo di 3048 adozioni. La riduzione delle adozioni  rivela un disinteresse delle persone nei confronti dei gatti e dei cani. A questo comportamento si aggiunge la mancanza di responsabilità: affidare con troppa leggerezza le cucciolate, infatti, favorisce l’incremento del randagismo. E per i cuccioli nati da animali in libertà, e che non trovano collocazione, la mortalità purtroppo è alta: insufficiente nutrizione, patologie non curate, parassiti interni ed esterni, incidenti stradali, intemperie sono le principali cause di decesso. Alle lacune etiche si aggiungono poi le conseguenze del randagismo sul piano economico: la spesa nel 2017 è stata di 4731860,00 euro.

“L’adozione, oltre a essere uno strumento fondamentale per combattere il randagismo e per dare una famiglia ai cani abbandonati, assicura un risparmio a tutta la collettività. Per queste ragioni, devono essere realizzate campagne di promozione delle adozioni che prevedano anche incentivi per le famiglie che accolgono un cane da un canile, incentivi che però dovrebbero essere sotto forma di buoni per l’acquisto di cibo e rimborsi per le spese veterinarie – si legge nel dossier della LAV – Altre misure fondamentali sono la riduzione dell’IVA su prestazioni veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro, l’abbattimento del costo dei farmaci veterinari e l’aumento della quota di detrazione fiscale su cure veterinarie e farmaci rendendola totale per chi adotta un cane o un gatto”.

Per quanto riguarda i canili, sono 1200 quelli individuati sul territorio del Paese, di cui 434 sanitari, 766 rifugio e 114 strutture facenti funzione di canile sanitario e canile rifugio. Su 114866 dei cani presenti nei canili rifugio, il 72% si trova in quelli del Sud, dove è molto bassa  la percentuale delle restituzioni. E questo comporta una spesa giornaliera di 402031,00 euro. È netta poi la differenza fra Centro-Nord e Sud per quanto riguarda la presenza di gattili, colonie feline registrate e la sterilizzazione dei gatti.

La vita degli animali d’affezione, però, può migliorare. E la Lav indica alcune buone pratiche, a partire dalla elaborazione di un piano nazionale di prevenzione del randagismo che consenta una programmazione di interventi sul territorio.

Secondo la onlus animalista, si dovrebbe implementare l’interoperabilità delle anagrafi regionali con la banca data nazionale dell’Anagrafe degli Animali d’Affezione, che riguarda cani, gatti e furetti. In questo modo si avrebbe uno scambio di informazioni in tempo reale relative agli animali che vi sono iscritti, utile per la rintracciabilità in caso di smarrimento e abbandono. Per contrastare efficacemente, inoltre, il randagismo felino, occorre agevolare l’identificazione obbligatoria dei gatti tramite microchip, come è previsto dall’articolo 12 della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia, recepita dall’Italia con la legge n. 201 del dicembre 2010. E proprio la convenzione è alla base di buone pratiche adottate in Francia, la Slovacchia, la Spagna e in  Lituania.

Se i gatti fossero identificati con microchip e iscritti nell’anagrafe degli animali d’affezione ne sarebbe garantita infatti la tracciabilità e in caso di smarrimento sarebbe più facile ricondurli alla loro famiglia. Anche le amministrazioni comunali ne trarrebbero vantaggio in quanto in caso di soccorso, una volta individuato il detentore, le spese sarebbero a suo carico e non si porrebbe il problema della futura destinazione dell’animale.

È fondamentale, poi, incentivare la sterilizzazione dei cani e dei gatti per prevenire il proliferare delle nascite. E non mancano i riferimenti legislativi. In linea con la legge 281/91, la Finanziaria 2007 stabilisce infatti che le Regioni devono dare priorità ai piani di controllo delle nascite destinando una quota non inferiore al 60% delle risorse stanziate per la lotta al randagismo, proprio alle sterilizzazioni.

Come alternativa ai canili lager, infine, si potrebbero realizzare dei parchi in grado di ospitare gli animali  d’affezione in base alle loro caratteristiche etologiche,  ai loro bisogni e alle loro emozioni.