Civetta e Gufo Robot, una tenera favola di mezza estate a Campobasso

141
gufo robot evid

C’era una volta un giovane che si chiamava Giuliano e che lavorava a Ripalimosani, un paese alle porte di Campobasso. Una mattina, lasciata l’auto, camminando verso il luogo di lavoro sentì un rumore, proprio accanto alla rimessa degli automezzi del Comune per cui prestava servizio. Si avvicinò e trovò un gufetto, piccolo piccolo, che era caduto dal nido e chiedeva aiuto. Sperando che i pennuti (e anche po’ distratti) genitori sentendo il lamento giungessero a sollevarlo (spesso per questi volatili accade così) Giuliano lo spostò e lo mise al sicuro, lontano dai gatti della zona, pronti a divertirsi con il piccolo fagotto bubolante…Sì, perché il gufo “bubola”…

Le accortezze di Giuliano però non sembravano proprio sufficienti: al rientro, prima di riprendere la macchina, controllò la situazione e si accorse che non solo il gufetto si era spostato, ma qualche felino dispettoso era già in agguato. Non poteva andare via tranquillo, prese il nuovo piccolo amico bubolante e se lo portò a casa, in città, passando prima dal veterinario per farlo controllare e per farsi dire come procedere. E gli diede anche un nome: lo chiamò Gufo Robot.

Occorreva renderlo più forte, autonomo, pronto a volare e a rivedersela da solo: ecco allora i pranzetti a base di ogni alimento proteico adatto a lui e soprattutto di suo gradimento. gufo robot primissimo pianoGufo Robot stava proprio bene, durante la giornata svolazzava libero in casa e nel giro di poco diventò una specie di palla morbida saltellante, sempre più grosso e gonfio, con gli occhi vispi sempre più nascosti dal folto peluche ed un grido acuto perforante nei momenti in cui riteneva di dover richiamare l’attenzione su di sé. Amava bubolare soprattutto quando Giuliano faceva le prove con il suo inseparabile basso, che suona in una band. E lo avvisava di qualche esigenza picchiettando col becco appuntito il suo braccio.

Due settimane o poco più e Gufo Robot era pronto per prendere la sua strada: Giuliano lo portò sul balconcino di casa e lì lo lasciò, libero. Probabilmente una coppia di gufi adottivi lo ha cercato (nel loro mondo succede così) perché il gufotto ha trovato casa tra gli alberi attorno all’abitazione di Giuliano, nei pressi di via Sicilia a Campobasso, dove ancora adesso trova rifugio e sostegno. E tutte le sere passa sul balcone a salutare Giuliano, che lo riconosce dal suo acuto ed inconfondibile bubolìo, segno di gratitudine per la sensibilità e l’amicizia ricevute.

Tutto questa accadeva poco tempo fa, nello scorso luglio. Una favola estiva, tenera e anche un po’ curiosa. Sì, perché Giuliano, manco a farlo apposta, di cognome si chiama…Civetta!