Comuni rinnovabili, in crescita la produzione di energia pulita

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Negli ultimi dieci anni è cresciuta la produzione di energia rinnovabile. Sono 7862 i Comuni italiani in cui sono presenti impianti fotovoltaici, 6822 quelli del solare termico, 1489 quelli del mini idroelettrico, 1025 quelli dell’eolico, 4.130 quelli delle bioenergie e 595 quelli della geotermia. Le comunità scelgono la combinazione di energie alternative, e 3060 municipi sono diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 58 per quelli termici. Sono invece 37 quelli che si confermano rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie. I dati sono stati presentati da Legambiente con il Dossier Comuni Rinnovabili 2018, il 27 novembre a Roma, in occasione della prima giornata del Forum QualeEnergia organizzata dall’associazione ambientalista insieme a La Nuova Ecologia e Kyoto Club, con il contributo di Cobat.

Il dossier racconta la storia di 100 realtà virtuose e all’avanguardia, capaci di soddisfare i fabbisogni energetici. Le aziende agricole, le università, i condomini, gli ospedali e i consorzi sono i veri protagonisti del cambiamento energetico. I dati del rapporto dicono che la Lombardia è la regione con il maggior numero di impianti a fonte rinnovabile in Italia, con 7.989 MW installati, grazie soprattutto all’eredità dell’idroelettrico del secolo scorso. La Puglia è invece la regione col maggior numero di installazioni delle “nuove” rinnovabili, ossia solare e eolico (5.056 MW su 5.388 MW totali).

I segnali positivi si possono riscontrare nonostante gli ostacoli burocratici e l’interruzione degli incentivi: 233mila impianti di piccola taglia sono stati infatti realizzati negli ultimi tre anni. Nuovi incentivi per le comunità che abbandonano l’energia fossile e investono nell’autoproduzione e nella distribuzione locale dovrebbero arrivare con la nuova direttiva europea. Tuttavia, per affrontare il problema dei cambiamenti climatici i governi dovranno raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, adottando strategie energetiche valide non solo per l’Europa. Occorrono quindi nuove linee programmatiche in grado di migliorare le indicazioni previste dall’Accordo di Parigi sul Clima.

“Il nuovo Piano energia e clima, che l’Italia dovrà presentare in una prima versione entro dicembre 2018, dovrà fissare la traiettoria degli obiettivi e delle politiche al 2030, inquadrate dentro una strategia di lungo termine al 2050 di decarbonizzazione dell’economia, come previsto dalle nuove Direttive europee – ha spiegato il Vice Presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Domenica si apre la Conferenza sul Clima a Katowice, in Polonia, e ci aspettiamo che il nostro Governo si batta per mettere in campo un’azione climatica ambiziosa, coerente con l’obiettivo di fermare l’aumento delle emissioni entro 1.5°C”.

La questione climatica non può essere esclusa dall’agenda politica internazionale. Secondo Eurostat, infatti, nel solo 2015 le perdite economiche sono state di ben 11.6 miliardi di euro. Mentre un recente studio dell’Agenzia europea dell’ambiente stima costi sino a 120 miliardi l’anno con un aumento della temperatura globale di 2°C e addirittura 200 miliardi se si raggiungessero 3°C.

La diminuzione delle emissioni al 33 per cento entro il 2030 potrebbe apportare degli enormi vantaggi nei nostri territori. Secondo Elemens si avrebbero benefici pari a 5,5 miliardi di euro all’anno, perché diminuirebbe il consumo di combustibili, e si avrebbe un minor gettito fiscale. Si potrebbero creare inoltre 2,7 milioni di posti di lavoro. Con dei vantaggi anche per la salute.