Dispositivi di sicurezza, doveroso il senso di civiltà e il rispetto per l’ambiente

Da lunedì 18 maggio siamo entrati nel vivo della “fase 2”, portando progressivamente sempre più persone a riprendere i ritmi e le attività quotidiane, seppur con alcune limitazioni, come nei tanti casi in cui vigerà l’obbligo di mantenere distanziamento ed indossare dispositivi di protezione come guanti e mascherine copri volto. Purtroppo, nelle scorse settimane, abbiamo assistito anche nella nostra città, al triste fenomeno del massiccio abbandono a terra di questi dispositivi, in particolare nei luoghi dove si è portati a disfarsene dopo l’utilizzo obbligatorio (uscita negozi e supermercati, uffici postali, sportelli bancari, ecc…).

Un fenomeno tanto preoccupante quanto ingiustificabile, che rischia di diventare un vero e proprio flagello per l’ambiente, oltre che rischio potenziale di contagio per la collettività. L’ISPRA ha stimato che in Italia, da qui a fine anno, potranno essere consumate ogni giorno 37 milioni di mascherine (circa 410 tonnellate), e circa 75 milioni di paia di guanti (830 tonnellate), per un totale di oltre 300mila tonnellate di rifiuti non riciclabili.

Numeri impressionanti – ha commentato l’assessore all’Ambiente del Comune di Campobasso, Simone Cretella – che potranno essere arginati unicamente con un utilizzo razionale e consapevole di questi dispositivi, e cercando di evitare, laddove possibile, i dispositivi usa e getta. La scelta della mascherina lavabile e riutilizzabile, oltre a determinare una concreta riduzione della produzione dei rifiuti, consente inoltre di poter sostenere le tante piccole aziende artigianali che hanno riconverto le loro produzioni a seguito dello scoppio della pandemia e del successivo “lockdown”, avviando, per l’appunto, la produzione di mascherine riutilizzabili, peraltro decisamente più convenienti rispetto alle usa e getta. Per quanto concerne i guanti va ricordato che questi, seppur proteggendo la cute delle mani, non evitano affatto la possibilità di trasmettere il virus dagli stessi guanti alle mucose, se inavvertitamente portati alla bocca o al naso, esattamente come le mani nude. Ne deriva che l’impiego degli stessi, il più delle volte, non trova valide giustificazioni giacché perfettamente sostituibili da un’accurata igiene delle mani, come raccomandato dalle vigenti disposizioni governative. Opportuno utilizzarli, quindi, solo se previsto da specifiche disposizioni igienico sanitarie (acquisto prodotti alimentari, come del resto già consuetudine) o se appartenenti a determinate e ben definite categorie di lavoratori maggiormente esposti“.

È opportuno ricordare a tutti che le mascherine “di comunità”, come previsto dal vigente DPCM del 26 aprile, possono essere anche del tipo lavabile e riutilizzabile, autoprodotte, in materiale multistrato idoneo a fornire un’adeguata barriera, garantendo confort, respirabilità e copertura di naso e bocca. Assolutamente possibile, quindi, fare a meno delle mascherine del tipo “chirurgico” oppure delle introvabili e costose FFp2 o Kn95, invece obbligatorie per determinate categorie di lavoratori (es. ambito sanitario, estetisti, parrucchieri, ecc…). Ribadire, in ogni caso, che i dispositivi di protezione, mascherine e guanti di qualsiasi tipologia essi siano, ma anche i fazzoletti monouso, vanno sempre e comunque smaltiti tra i rifiuti “indifferenziati” e, soprattutto, mai abbandonati a terra, per strada, sui marciapiedi o in qualsiasi altro angolo della nostra città.