Ecomafia, un giro d’affari in crescita che vale 16,6 miliardi

Ciclo illegale del cemento e dei rifiuti, filiera agroalimentare e racket degli animali. Sono questi i settori in cui la criminalità continua a fare super affari d’oro. A rivelarlo sono i dati del report di Legambiente dal titolo Ecomafia 2019. Le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia. Il giro d’affari nel 2018 ha fruttato all’ecomafia ben 16,6 miliardi di euro2,5 in più rispetto all’anno precedente, e  vede tra i protagonisti ben 368 clan, censiti da Legambiente e attivi in tutta Italia.

Sul fronte dei singoli illeciti ambientali, nel 2018 aumentano sia quelli legati al ciclo illegale dei rifiuti, che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno), sia quelli del cemento selvaggio, che nel 2018 registrano un’impennata toccando quota 6.578, con una crescita del +68%.

Nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni. E anche quest’anno la Campania domina la classifica regionale delle illegalità ambientali, in particolare quella della illegalità del ciclo del cemento, seguita dalla Calabria, Puglia e Sicilia. Per quanto riguarda le regioni del Centro Italia, la  Toscana è la seconda regione, dopo il Lazio, con il più alto numero di reati, mentre  se ci spostiamo nel Nord, la Lombardia è al settimo posto nazionale. Le principali province coinvolte negli illeciti, inoltre, sono: Napoli, poi Roma, BariPalermo e Avellino.

Nel 2018 lievitano anche le illegalità nel settore agroalimentare: sono ben 44.795, quasi 123 al giorno, le infrazioni ai danni del Mady in Italy e il fatturato illegale – solo considerando il valore dei prodotti sequestrati – tocca i 1,4 miliardi. Un altro fenomeno criminale in aumento  riguarda gli shoppers illegali: tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate. Ma le mafie continuano i loro affari anche con gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati, circa 20 al giorno.

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà, per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità. Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario, approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione”.

Da sottolineare che anche nel 2018 si conferma l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’inizio della sua entrata in vigore (giugno 2015) sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali, con più di mille contestazioni solo nello scorso anno e un trend in costante crescita (+ 129%).

“Per fortuna – aggiunge Ciafani – si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.