In fuga dai cinghiali. Cause e proposte per risolvere il problema

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Aggredito davanti casa da un cinghiale, il problema va affrontato

Si muovono fra i rifiuti e le macchine, spesso in branco, senza una meta. Attraversano le strade e possono provocare seri danni all’agricoltura e all’uomo. Alcune stime dicono che i cinghiali in giro per l’Italia sono circa un milione.  Una cifra enorme che ha riaperto il dibattito pubblico sul controllo della fauna selvatica  nel nostro Paese.  Sono tanti i gruppi di interesse in gioco, e le posizioni espresse sono spesso inconciliabili. Tuttavia questo fenomeno che si sta rivelando ingestibile dipende dall’azione dell’uomo.

Secondo l’Ispra l’espansione e la crescita delle popolazioni è stata causata dalle immissioni a scopo venatorio iniziate negli anni ’50. I rilasci sono stati effettuati dapprima con cinghiali importati dall’estero, in un secondo momento sono proseguiti con soggetti prodotti in cattività in allevamenti nazionali, in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria, soprattutto in alcune aree dell’Arco alpino dove non vi è stata una immigrazione spontanea.

Attualmente mancano criteri di gestione faunistica omogenei ed uniformi, per questo motivo risulta difficile svolgere l’attività di controllo programmato e responsabile della specie. La densità delle popolazioni, la loro struttura e la loro dinamica sono sostanzialmente correlate al rapporto prelievi/immissioni voluto dalla componente venatoria piuttosto che al mantenimento di una situazione accettabile anche in funzione dell’impatto esercitato localmente dai cinghiali sulle coltivazioni agricole e sulle altre componenti delle biocenosi. La suddivisione rigida del territorio in istituti con finalità diverse: da una parte quelli in cui è prevista l’attività venatoria e dall’altra parte quelli in cui la caccia e vietata, si è rilevata inadeguata per controllare le proliferazioni dei cinghiali e impedisce di verificare gli impatti che questi animali hanno sulle attività dell’uomo. Aree protette e territorio cacciabile non sono, infatti, entità separate da barriere invalicabili, ma costituiscono piuttosto un sistema ecologico continuo, spesso occupato dalle stesse popolazioni di cinghiale. Il rischio è quello di provocare  il cosiddetto effetto spugna per cui gli animali selvatici, a causa della pressione venatoria cui sono sottoposti, fuggono verso aree protette durante la gestione della caccia e durante l’anno si disperdono nel territorio, alla ricerca di cibo anche nelle aree urbane. Inoltre si potrebbe diffondere la convinzione secondo cui  l’abbattimento è  l’unico strumento per affrontare il problema della proliferazione incontrollata. Invece, a differenza dell’attività venatoria, esso deve rivestire il carattere dell’eccezionalità.

Le proposte di Coldiretti, Wwf e Enpa.

In seguito all’incidente avvenuto nel Lodigiano, dove una persona è morta sulla A1 per l’investimento di un branco di cinghiali, sono state avanzate alcune soluzioni da parte di diversi gruppi di interesse. La Coldiretti ha dichiarato: “Il numero dei cinghiali presenti in Italia è praticamente raddoppiato. La sicurezza nelle aree rurali e urbane è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone”. Ed ha aggiunto: “Gli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro all’anno, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione. Ora non ci sono più alibi per intervenire in modo concertato tra Ministeri e Regioni ed avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi”.

La dichiarazione non ha trovato il sostegno delle associazioni ambientaliste. In particolare il WWF ha dichiarato: “Serve un piano straordinario per la gestione del cinghiale nel nostro Paese che preveda interventi prioritari per mettere in sicurezza le strade a scorrimento veloce con maggiore traffico veicolare, attraverso dissuasori e sistemi di allerta già sperimentati, interventi per la prevenzione dei danni alle colture agricole ed un programma di contenimento del numero di animali basato su censimenti seri ed attendibili e l’utilizzo di recinti di cattura in gradi di assicurare un prelievo controllato e selettivo degli animali”. Per l’associazione di protezione ambientale l’incidente non può diventare il pretesto per richiedere interventi straordinari per ridurre il numero di cinghiali.

Un parere simile è stato espresso anche dall’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali): “Siamo sgomenti per quanto accaduto e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone rimaste coinvolte e ai loro familiari, tuttavia invitiamo le associazioni degli agricoltori, i cacciatori, i politici nazionali e locali a non strumentalizzare questa vicenda per chiedere insensate e antiscientifiche campagne di sterminio contro i cinghiali e gli altri selvatici, che peraltro non risolverebbero nulla”. L’Enpa è contraria a qualsiasi tentativo di modificare la legge 157/92, e ricorda come da più di vent’anni sono state adottate le campagne di uccisione, e quindi sostenere che siamo in presenza di un’emergenza, perché la popolazione di cinghiali continua ad aumentare, non ha alcun senso. Secondo Andrea Brutti, dell’ufficio Fauna Selvatica di Enpa: “lo strumento finora utilizzato, il fucile, non è solo inefficace, come riportano numerosi studi scientifici, ma è anche controproducente poiché ne aumenta il potenziale riproduttivo”. L’associazione di protezione animali chiede un censimento scientifico della popolazione di cinghiali, perché oggi nessuno può dire con certezza quanti ne siano presenti sul nostro territorio.

Lo stesso vale, poi, per gli incidenti stradali con i selvatici, per i quali non esiste un sistema di monitoraggio. Secondo Asaps (Associazione Amici e Sostenitori della Polizia Stradale), nel 2017 si sono verificati 138 incidenti con animali selvatici nei quali sono morte 14 persone e altre 205 sono rimaste ferite. Complessivamente, sempre nel 2017, ci sono stati circa 174.933 mila incidenti con 3.378 morti e 246.750 feriti. Proprio per evitare tragedie come quelle di Lodi, Enpa chiede “che siano abbandonate le politiche fallimentari seguite fino ad ora e che vengano applicati quei metodi ecologici prioritari e obbligatori per legge che hanno dimostrato realmente di poter risolvere possibili problemi di convivenza con i selvatici. Come nel caso del progetto Life Strade (un sistema anti-collisione con sensori e telecamere) grazie al quale Terni e altre province sono riuscite, tra il 2013 e il 2016, a ridurre del 100% gli incidenti con i selvatici”. E l’associazione ha poi concluso: “Sarebbe interessante sapere dai nostri decisori pubblici come mai questi dispositivi, così efficaci, non vengano utilizzati ad ampia scala sulla nostra rete stradale e autostradale”.