Olio di palma, aumentano le importazioni destinate a produrre biodiesel

L’olio di palma viene utilizzato sempre di più per produrre carburanti e energia elettriche, mentre sulle nostre tavole la sua quantità è diminuita. Un paradosso che è emerso dal rapporto Transport&Environment rilasciato dalla OilWorld.

Nel 2018, secondo l’analisi, il 65% (quasi 2/3) dell’olio di palma importato nell’Unione europea è stato convertito in combustibile per alimentare veicoli e centrali energetiche. L’impatto del biodiesel derivato dall’olio di palma è conosciuto nel Vecchio continente: è tre volte superiore di quello del diesel da fonti fossili. La sua produzione comporta la distruzione delle foreste pluviali e della vita selvatica. E anche la scomparsa delle ultime popolazioni indigene e di primati come gli oranghi. Eppure proprio da Bruxelles, nel 2009, è arrivata la Direttiva per l’Energia Rinnovabile (la cosiddetta RED) che consentiva l’uso di biocarburanti per raggiungere il 10% di energie rinnovabili nel settore dei trasporti ha portato l’industria dell’olio di palma a un vero e proprio boom nell’Unione europea.

Solo nel 2018, l’Ue ha ratificato la Direttiva (con la cosiddetta RED II, valida per il periodo 2021 – 2030) liberando gli Stati membri dal vincolo di utilizzare biocarburanti a base vegetale. Ma l’industria del biodiesel continua a crescere: nel 2018, sono stati consumati oltre 4 milioni di tonnellate di olio di palma grezzo per produrre biocarburante nella raffinerie comunitarie e sono stati importati 1,2 milioni di tonnellate di biodiesel a base di olio di palma prodotto al di fuori dei confini europei (il triplo rispetto alle importazioni del 2017).

Per le associazioni ambientaliste è necessario superare una chiara contraddizione: è assurdo bandire l’olio di palma dei biscotti che acquistiamo, mentre non si fa nulla per quello presente nei carburanti. Paghiamo il pieno di più per sussidiare falsi “bio” e false rinnovabili. Non si riciclano abbastanza olii vegetali usati e non si trovano benzine con “etanolo avanzato”, prodotto da scarti cellulosici, pur non mancando in Italia distillerie con capacità produttiva inutilizzata.

E allora cosa possiamo fare? Secondo Legambiente e Transport & Environment, l’Italia dovrebbe approvare una normativa nazionale, in recepimento della direttiva comunitaria, per vietare l’utilizzo di olio di palma nei carburanti a partire dal 1 gennaio 2021. La richiesta è quella, già accolta ad esempio dal parlamento francese, di sostenere unicamente le vere rinnovabili:

  • Motori diesel: olii alimentari usati (ad esempio da fritture) per una potenzialità pari a 240 mila tonnellate (oggi se ne recupera meno della metà);
  • Motori benzina e ibridi: bioetanolo da scarti agricoli cellulosici. La potenzialità già installata delle distillerie italiane è già oggi pari a 4-500 mila tonnellate;
  • Spostamenti navali e parte trasporto pesante: biometano da rifiuti organici e scarti agroalimentari, con potenzialità di materia prima pari a diversi miliardi di metri cubi di metano e soprattutto, promuovere la mobilità elettrica da fonti rinnovabili nel trasporto pubblico.