Tartalife: in 5 anni salvate 1500 tartarughe Caretta Caretta

In occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine del 16 giugno, sono stati presentati i primi dati del progetto TartaLife Life+, frutto di cinque anni di ricerca e di pratiche per ridurre la mortalità delle tartarughe marine durante le attività di pesca professionale. Nel Mediterraneo, infatti, ogni anno vengono catturate accidentalmente 50 mila esemplari di tartarughe marine Caretta Caretta e di queste 10 mila non sopravvivono.

In particolare, grazie al coinvolgimento diretto dei pescatori, sono stati messi in campo dei sistemi di pesca selettivi che  hanno portato a un calo delle catture accidentali che va dal 20 fino al 100%

Con il progetto “salvatartarughe” di Tratalife sono stati introdotti gli ami circolari in sostituzione di quelli a J che vengono usati nella pesca al pescespada. L’utilizzo di questi ami ha portato a due risultati rilevanti: dal 20 al 30% in meno di catture accidentali di tartarughe, e  nel caso in cui la tartaruga rimanga allamata, l’amo circolare rimane superficiale, non genera lesioni gravi e può essere rimosso più facilmente rispetto agli ami tradizionali.

Un altro sistema introdotto nelle marinerie è il TED (Turtle exluder device), un dispositivo che si applica alle reti a strascico e rappresenta una vera e propria uscita di sicurezza per le tartarughe marine. La diffusione dei TED ha consentito di ridurre del 100% le catture accidentali. Sono stati introdotti anche dei dissuasori luminosi a led che vengono applicati alle reti da posta normalmente utilizzate nella pesca artigianale.

In alternativa alle reti da posta, infine, sono state utilizzate delle nasse collassabili, molto efficaci in alcuni tipi di pesca. “Elemento chiave del successo di tutti i dispositivi è il mantenimento della stessa quantità e qualità del pescato con la riduzione o l’azzeramento catture accidentali – hanno spiegato i ricercatori del progetto TartaLife –  Risultato davvero confortanti se pensiamo che le reti da posta utilizzate dalla piccola pesca costiera e delle reti a strascico erano responsabili di oltre 20mila episodi di cattura ciascuno all’anno e dei palangari che, con oltre 8.000 catture all’anno rappresentano uno degli attrezzi da pesca più impattanti”.

L’altra area di intervento del progetto europeo riguarda il potenziamento dei centri di raccolta delle tartarughe marine: sono complessivamente 18 le strutture che a vario titolo fanno parte della rete TARTALIFE, dai nuovi presidi di primo soccorso ai punti di raccolta e monitoraggio. In 5 anni sono state recuperate, curate e messe in libertà oltre 1500 tartarughe, dopo aver subito traumi o incidenti di vario tipo:

ingestione di plastica che può provocare blocchi intestinali, soffocamento e problemi di galleggiamento; imbrigliamento in corpi estranei che ostacolano il movimento come reti abbandonate, lenze, sacchi di plastica,  e  traumi da collisioni con imbarcazioni.

“Il messaggio complessivo che ci arriva da Tartalife – ha dichiarato Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – è che alla salvaguardia delle tartarughe marine possono contribuire tutti: dai pescatori che possono utilizzare strumenti meno impattanti e favorire il recupero di animali in difficoltà, ai turisti che devono rispettare le aree di nidificazione e l’ambiente marino, dagli imprenditori del settore turistico che possono promuovere un turismo più attento e consapevole alle istituzioni che devono garantire adeguate misure di salvaguardia fino alla comunità scientifica e alle associazioni ambientaliste che possono rispettivamente aumentare le conoscenze su questi animali e proteggerli adeguatamente attraverso i centri di recupero e il monitoraggio dei nidi”.