“Tartarughe in viaggio”, il corto di Greenpeace per salvare gli oceani

Cambiamenti climatici, inquinamento da plastica, trivellazioni petrolifere, pesca industriale e urbanizzazione costiera. Sono questi i principali pericoli che le tartarughe marine devono affrontare ogni giorno. Negli ultimi 500 anni le popolazioni di questi animali si sono fortemente ridotte, e rischiano l’estinzione. E la conferma arriva dal rapporto di Greenpeace dal titolo “Turtles Under Threat”, in cui si legge che il numero di uova deposte dalle tartarughe marine sulle spiagge della Guyana francese rispetto agli anni Novanta è diminuito di circa 100 volte, con meno di 200 nidi per stagione, rispetto ai 50 mila di allora.

Per difendere le tartarughe marine e gli ecosistemi marini, l’associazione ambientalista ha lanciato un corto di animazione “Tartarughe in viaggio”, realizzato dallo studio Aardman, creatore tra gli altri di “Galline in fuga” e “Wallace e Gromit”, con la partecipazione di Olivia Colman e Dame Helen Mirren per la versione internazionale, e della Cantante Giorgia e dell’attore Adriano Giannini per la versione italiana.

Il video racconta la storia di una famiglia di tartarughe che tenta di tornare a casa, in un oceano pieno di ostacoli. “Sono felice di dar voce a una tartaruga grazie a Greenpeace. La casa è quanto di più prezioso abbiamo, uno spazio sicuro per noi e la nostra famiglia – ha detto la cantautrice Giorgia, doppiatrice di “mamma tartaruga” – Eppure la stiamo togliendo a tartarughe, balene, pinguini e tanti altri animali. Se non agiamo ora, rischiamo di causare danni irreversibili ai nostri oceani e di perdere alcune specie per sempre. Spero che questo corto faccia prendere coscienza a sempre più persone dei danni che stiamo causando al mare”.

“Occorre un Accordo Globale sugli oceani”, ha ammonito Greenpeace. “Sei delle sette specie di tartarughe marine sono minacciate di estinzione e senza un’azione urgente la situazione non potrà che peggiorare. Non c’è più tempo da perdere: i governi di tutto il mondo devono firmare un Accordo Globale che garantisca la reale protezione degli oceani – ha detto Giorgia Monti, responsabile Campagna mare di Greenpeace Italia – La comunità scientifica chiede di tutelare almeno il 30 per cento della superficie marina entro il 2030 con una rete di Santuari per permettere alla vita marina di sopravvivere in un mondo sempre più minacciato dalle attività umane, cambiamenti climatici in primis”.