Terremoto e psicologia d’emergenza, fu in Molise il primo coordinamento

Dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia nacque il Pospe, piano operativo organizzato

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Terremoto e psicologia d’emergenza, fu in Molise il primo coordinamento

Primo soccorso psicologico. Se ne parla molto in questi giorni per l’emergenza sisma in Centro Italia, ma pochi sanno che la prima esperienza nazionale di intervento formalizzato e coordinato in occasione di una catastrofe è stato il piccolo Molise.

Angelo Malinconico
Dottor Angelo Malinconico

“Col terremoto di San Giuliano di Puglia del 2002 fu realizzato il P.O.S.P.E. (Piano operativo di supporto psicologico nell’emergenza) – spiega il dottor Angelo Malinconico, psichiatra, direttore del servizio per la Salute mentale del Basso Molise – L’allora direttore generale della Asl Verrecchia mi affidò il coordinamento di un ampio gruppo che si occupò degli interventi di carattere psichiatrico, psicologico e sociale; fu dunque coinvolta la rete dei servizi ed assemblate tutte le competenze presenti in loco”.

Come ogni tipo di primo intervento di protezione civile, anche quello di supporto psicologico necessita di infatti di un’adeguata organizzazione che non lasci spazio ad improvvisazione ed iniziative individuali. “All’epoca in Basso Molise attraverso il centro di salute mentale era già presente una struttura forte di medicina territoriale – continua Malinconico – E la costituzione del Pospe fu una naturale prosecuzione del lavoro già avviato e strutturato, con una rete di specialisti che operarono sia nella prima emergenza, sia nei mesi successivi”.

Un impegno costante quello su San Giuliano, dove la morte sotto le macerie di una classe intera di bambini provocò ferite profonde, devastazione interiore e forti spaccature nel tessuto sociale. Molte associazioni ed istituzioni si misero a disposizione con i loro esperti. “Dovemmo gestire, allora come oggi, tante offerte di solidarietà – spiega ancora lo psichiatra – nella consapevolezza che ogni iniziativa dettata da buona volontà se non rientra in un piano operativo globale rischia di diventare più un danno che un supporto”.

La presenza di un team capace di organizzare gli interventi è dunque fondamentale per la riuscita degli stessi. “Sono situazioni in cui bisogna conciliare le esigenze dell’immediatezza del soccorso con la necessità degli spazi per la riflessione – conclude lo psichiatra – in cui occorre bilanciare le azioni di gruppo con il supporto al caso specifico. L’esperienza, benché pilota, è stata positiva perché ha permesso una gestione controllata, dimostrando l’importanza della medicina del territorio soprattutto nel nostro settore”.

Per questo è molto importante che in via preventiva le aziende sanitarie approntino le dovute convenzioni e gli opportuni accordi di carattere medico-psicologico con le realtà presenti sul territorio, affinché l’emergenza non colga impreparato un settore importantissimo per il supporto alle popolazioni colpite da calamità. Perché, sepolte le vittime e collocati in sicurezza gli sfollati, ogni persona coinvolta deve fare i conti con le reazioni della sua mente e del suo fisico, con uno stato interiore che nessuna cronaca, nessuna intervista e nessuna immagine potrà mai descrivere davvero. E che, con l’aiuto di un esperto, si può gestire per tornare in qualche modo a vivere.