Wwf: l’uomo minaccia la biodiversità. Scomparso in 44 anni il 60% degli animali vertebrati

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La biodiversità è una ricchezza per il genere umano, ma il consumo di suolo e l’aumento della domanda di energia hanno contribuito alla trasformazione dell’ambiente naturale con delle conseguenze allarmanti. In particolare, nell’epoca dell’Antropocene, secondo l’IPBES (Intergovernamental Science/Policy platform on Biodiversity and Ecosystem Services) meno del 25% della superficie terrestre è ancora in condizioni naturali, e se non ci sarà una inversione della tendenza, continuando con gli attuali andamenti, la percentuale della superficie delle terre emerse in condizioni naturali si abbasserà al 10%. E il degrado dei suoli mina il benessere di circa 3,2 miliardi di persone nel mondo. L’antropizzazione, come hanno dimostrato i dati della Red List dell’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura), minaccia la sopravvivenza di 8500 specie. Gli scienziati ritengono infatti che nella modernità il ritmo di estinzione delle specie avviene a una velocità da 100 a 1.000 volte superiore a quello registrato in epoca pre-umana.

Dal 1500 a oggi, l’eccessivo sfruttamento della specie e le attività agricole hanno causato il 75% delle estinzioni di piante e vertebrati. Ulteriori danni alla Terra sono stati inoltre provocati dall’inquinamento, dalle specie invasive che fanno concorrenza alle specie autoctone, dalla costruzione di dighe e dalla presenza di miniere. L’Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, pubblicato per la prima volta nel 1998, per due decenni ha registrato l’abbondanza di 16.704 popolazioni di oltre 4.000 specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi in tutto il mondo. Nell’ultima edizione del 2018, la ventesima del Living Planet Report, l’indice che include i dati dal 1970 al 2014, mostra un declino globale del 60% nella dimensione delle popolazioni di vertebrati: un crollo di più della metà in meno di 50 anni.

“In appena 50 anni il 20% della superficie delle foreste dell’Amazzonia è scomparsa mentre gli ambienti marini del mondo hanno perso quasi la metà dei coralli negli ultimi 30 anni. Il Living Planet Report 2018 richiama ad un impegno deciso per invertire la tendenza negativa della perdita della biodiversità. Il mondo ha bisogno di una Roadmap dal 2020 al 2050 con obiettivi chiari e ben definiti, di un set di azioni credibili per ripristinare i sistemi naturali e ristabilire un livello capace di dare benessere e prosperità all’umanità”, ha dichiarato  la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi e ha aggiunto: “Per ottenere risultati è necessario intervenire subito già dalla 14° Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity, che avrà luogo in Egitto) di novembre. È fondamentale un accordo globale, ambizioso ed efficace per la natura e la biodiversità, come è avvenuto per il cambiamento climatico in occasione della Conferenza di Parigi nel 2015”.