Binge Drinking: in ltalia il 17% degli intossicati ha meno di 14 anni

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IN MOLISE L’ABUSO DI ALCOL E’ INCONTROLLABILE

È sempre più frequente l’abuso di alcool fra i giovanissimi. Il 17% degli accessi in Pronto Soccorso a causa di intossicazione riguarda ragazzi sotto i 14 anni. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), non si può sottovalutare il fenomeno del binge drinking: il 15% dei quindicenni assume infatti più bevande alcoliche in un intervallo di tempo breve. L’1% di coloro che hanno fra 13 e 15 anni e il 2% fra 16 e 17 anni incorre in una intossicazione alcolica acuta (Iaa). E non mancano i casi di coma etilico e di morte.

“I giovanissimi – spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol – sono i più esposti a tali rischi per l’immaturità delle capacità metaboliche dell’etanolo principalmente esercitate a livello epatico e che maturano nell’individuo adulto dopo i ventuno anni di età. Questo è il motivo per cui è più facile raggiungere una condizione di coma etilico con quantità di alcol decisamente inferiori a quelle ingerite da un adulto”. Inoltre, il trattamento farmacologico dell’intossicazione alcolica acuta di un adulto, basato sull’anti-ossidante metadoxina, è normalmente rapido ed efficace, mentre non è così per i giovanissimi.

Un precedente studio condotto dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – Università Cattolica e pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports, realizzato tramite la somministrazione di questionari a 2704 giovani di età compresa tra i 13 e i 20 anni che frequentavano le scuole superiori della Capitale e di altre città del Lazio, ha dimostrato che la maggior parte dei ragazzi coinvolti nell’indagine non era mai stata informata né dai familiari né dal personale sanitario circa i rischi connessi al consumo di bevande alcoliche in considerazione, soprattutto, della giovane età. Il 6,1% dei soggetti intervistati presentava un disturbo da uso di alcol, in particolare il 4,9% presentava una diagnosi di abuso di alcol mentre il rimanente 1,2 % presentava una diagnosi di dipendenza da alcol.

“La quota dei ragazzi con diagnosi di alcol dipendenza era esclusivamente presente nel gruppo di giovani habitué del binge drinking – ha chiarito il professor Giovanni Addolorato  della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – mentre era assente in chi non era solito a questo comportamento; questo indica che il binge drinking è un fattore di rischio molto forte per lo sviluppo di dipendenza da alcol nei ragazzi”. L’80% del campione ha dichiarato di consumare bevande alcoliche.

Nell’articolo “Diagnosis and treatment of acute alcohol intoxication and alcohol withdrawal syndrome” della Società italiana di alcologia (Sia), si legge che è fondamentale incrementare una cultura specifica di intervento basata sull’evidenza scientifica. “Tra i medici è ancora scarsa la capacità d’identificare e, conseguentemente, intervenire e trattare adeguatamente la sindrome da astinenza che è spesso misconosciuta o misinterpretata sia in ambito ospedaliero, quanto ambulatoriale”, chiarisce Emanuele Scafato.

L’uso rischioso di bevande alcoliche non è riconducibile, infatti, soltanto all’intossicazione di una serata ma in molti casi è una vera è propria abitudine che si protrae nel tempo fino a trasformarsi in un uso problematico e non controllabile della sostanza alcolica. Parliamo in questo caso di “Disordine da uso di alcol” (Dua). Circa il 50% dei soggetti affetti da Dua può sviluppare una sindrome da astinenza da alcol (Saa) quando gli stessi soggetti riducono o sospendono bruscamente l’uso di bevande alcoliche e il 3-5% di questi può svilupparne le complicanze: convulsioni e delirium tremens (DTs), condizioni che possono mettere a rischio immediato e fatale la vita.

La Società italiana di alcologia invita a un’attenta valutazione del grado di astinenza. È opportuno distinguere la Saa di grado lieve dalla Saa di grado moderato e severo. Il trattamento farmacologico è necessario soltanto nel secondo caso ed indispensabile per scongiurare l’insorgenza di complicanze maggiori come convulsioni e delirium. È importante segnalare che i pazienti affetti da Saa di grado moderato possono essere trattati anche ambulatorialmente, mentre quelli con Saa di grado severo devono invece essere ospedalizzati.