Folate di vento e incidenti in spiaggia: quando scatta il risarcimento?

Ombrelloni e altri oggetti volanti: ecco alcune situazioni spiacevoli che possono trasformare la vacanza in disagio

spiaggia devastata

Di Ilaria Angiolilli – Avvocato

Un’estate al mare, voglia di remare, fare il bagno al largo per vedere da lontano gli ombrelloni-oni” …Così cantava Giuni Russo nel lontano 1982. E i bagnanti tutti pronti a partire con sdraio e ombrellone sotto il braccio “alla Fantozzi” per godere a pieno del tanto agognato riposo.

Ma attenzione perché alcuni spiacevoli inconvenienti in spiaggia potrebbero trasformare una situazione rilassante in un vero e proprio disagio psicologico e fisico. Certo non dobbiamo pensare a situazioni estreme come i danni provocati dalle trombe d’aria che si sono abbattute in questi giorni sulle coste dei nostri mari (foto Centro Pagina). Ma la diligenza dovrebbe aiutare ognuno di noi ad affrontare eventi che purtroppo sono spesso prevedibili e scongiurabili ma dai quali potrebbe nascere il diritto in capo al danneggiato di richiedere il risarcimento dei danni subiti. Ecco allora alcuni dei rischi di incidenti più ricorrenti che la costa può ospitare.

Prima situazione: Tizio riposa sotto il suo ombrellone quando all’improvviso una raffica di vento fa volare via il parasole, il quale colpisce un bagnante che passeggia. Il “danno da ombrellone volante” è risarcibile? La regola obbliga colui che ha in custodia cose, come l’ombrellone, a risarcire il danno, salvo che provi il caso fortuito. Tale prova è molto difficile per la ritenuta prevedibilità e quindi evitabilità della raffica di vento. Al contrario si è negato qualunque obbligo risarcitorio in caso di tromba d’aria, in quanto costituisce questo un fenomeno del tutto imprevedibile ed inevitabile, pur adottando la massima diligenza! Ovviamente se siamo in un lido spetta al gestore dell’impianto dover risarcire i danni ai bagnanti subiti da cose in custodia come appunto ombrelloni e lettini.

Seconda situazione: la piccola Caia (nome simpaticissimo…) di 5 anni si reca di mattina in spiaggia libera con la nonna, quando ad un tratto si ustiona un piede finito su braci di un falò della notte precedente nascoste nella sabbia e non ancora spente. Questo un caso realmente accaduto nel 2016, quando i giudici italiani condannavano il Comune a risarcire i danni fisici patiti dalla bambina. Il Comune, infatti, ha l’obbligo di provvedere alla pulizia delle spiagge a garanzia della sicurezza dei bagnanti. Nel caso di uno stabilimento balneare, invece, tale obbligo ricade sul gestore e perdura anche durante la stagione invernale. Valga lo stesso nell’ipotesi di lesioni personali riportate a causa di pezzi di vetro nascosti nella sabbia.

Nel terzo caso abbiamo (ovviamente) Sempronio, di 15 anni, che si diverte a correre nei pressi delle docce di un lido e a causa del pavimento bagnato dall’acqua cade e si rompe una gamba. Può chiedere di essere risarcito? Nel caso di specie si tende ad escluderlo perché è facilmente presumibile il rischio di scivolare nei pressi delle docce per la presenza dell’acqua. Una normale avvedutezza del giovane avrebbe scongiurato l’evento dannoso. Si ritiene invece che, in caso di liquido scivoloso diverso dall’acqua, il gestore ha l’obbligo di dare opportuna segnalazione al fine di esimersi dalla responsabilità risarcitoria.

Con la bella stagione non dobbiamo quindi dimenticare massima diligenza e sicurezza per i bagnanti affinché quella che si prospetta una vacanza riposante non diventi malauguratamente un’occasione di malessere.