Gli adolescenti di oggi sono sempre più soli e depressi: la colpa dei cellulari e dei social

Il collegamento tra la diffusione delle malattie mentali e le nuove tecnologie, ormai, è scontato. Ovviamente questo non significa che il cellulare causi disturbi depressivi, ma lo smartphone può influire pesantemente sul benessere psichico dei ragazzi, contribuendo, ad esempio, all’isolamento sociale. Il sistema, anziché riconoscere la propria disfunzionalità, fa ricadere tutte le colpe sul singolo, senza considerare la salute mentale una questione e una responsabilità collettiva.

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Una nuova ricerca mette in relazione l’aumento della depressione, con i conseguenziali tentativi di suicidio e dei suicidi nei giovani nati dopo il 1995 e la diffusione degli smartphone e dei social network. Gli adolescenti si sentono sempre più soli e i ventenni sarebbero addirittura più isolati dei pensionati.

Lo smartphone può diventare l’unico appiglio per una vita sociale, fagocitando ogni possibilità di conoscere e frequentare altre persone. Per la maggior parte, il cellulare è il mezzo attraverso il quale si può essere connessi con il mondo.

Secondo un’indagine del Telefono Azzurro, il 17% degli adolescenti non riesce a staccarsi da smartphone e social e 1 su 5 si sveglia durante la notte per controllarli. Negli anni Ottanta, il consumo di droghe era la risposta generazionale a un tempo che stava cambiando e diventava incomprensibile, mentre la dipendenza da smartphone esprime, oggi, un disagio simile. Oggi, secondo le statistiche, ad uccidere i giovani non è più l’overdose, come poteva essere negli anni ’80: dal 2011, i tassi di suicidio tra gli adolescenti sono aumentati in maniera preoccupante. Sono diminuiti, appunto, tra i giovani, altri fattori di rischio, come ad esempio l’abuso di sostanze stupefacenti, di alcool e persino gli incidenti stradali, ma questo non perché improvvisamente i ragazzi siano diventati prudenti, ma semplicemente perché non escono di casa per stare al cellulare o al PC.

Anche nelle case il rapporto virtuale sostituisce il rapporto umano: genitori e figli comunicano attraverso il cellulare e via chat, senza parlarsi. Ciò che si mostra contraddittorio è che i ragazzi si sentono dire di mettere via il telefono, quando sono proprio gli adulti ad abusarne, utilizzandolo spesso come unico mezzo di comunicazione con loro. Ad incidere sulla salute mentale dei giovani smartphone-dipendenti c’è anche la questione del sonno, che invece è un fattore fondamentale nell’insorgenza della depressione. Quasi la metà dei teenager dorme meno di sette ore per notte: guardare il cellulare prima di dormire stimola il cervello, rendendo più difficile l’addormentarsi. Un’alta percentuale degli adolescenti ammette di usare il cellulare durante la notte e di svegliarsi appositamente per controllarlo, un fenomeno che viene chiamato vamping.

Depressi e ansiosi, questa è la descrizione appropriata per i millennial, che sono il ritratto di una generazione che sconta colpe non sue. Deleuze, qualche decennio fa, individuava nella schizofrenia la malattia capitalista per eccellenza, la depressione è quella del nostro tempo. Non c’è dubbio che i disturbi mentali non siano una faccenda personale, ma collettiva e gli adolescenti sono tra le prime vittime di questo sistema. La soluzione potrebbe essere quella di recuperare i rapporti umani. Ma questo non sarà possibile finché non si smetterà di responsabilizzare i singoli soggetti per le attuali situazioni non favorevoli agli adolescenti e a giovani in generale e per i conseguenziali disagi mentali.