L’Italia non è un paese per giovani: dove sarà il loro futuro?

Pare che nel 2050 i posti di lavoro avanzeranno a causa della popolazione italiana sempre più vecchia e il numero di italiani non arriverà a 59 milioni. A diminuire sarà la popolazione giovane, mentre aumentano di 6 milioni gli over 65. Si, una buona parte della popolazione italiana si troverà all'estero.

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L’Italia si avvia a un invecchiamento della popolazione sempre più veloce e con sempre maggiori disparità. La Penisola è già uno dei Paesi più vecchi del mondo e lo diventerà ancor di più: ci sono già 38 ultra 65enni ogni 100 persone tra i 20 e i 64 anni, contro 23 del 1980, ma nel 2050 saranno 74 ogni 100. Questo farà dell’Italia il terzo Paese più vecchio dopo il Giappone e la Spagna. Il “trend” sta continuando: basti notare il dissestato cammino occupazionale dei giovani.

Sembra starno affermarlo, ma in Italia, nel 2050, ci saranno posti di lavoro vacanti. Il problema è che nessuno farà a gara, come accade ora, per partecipare ai concorsi pubblici o per farsi assumere dalle aziende private. Rispetto ad oggi, quindi, sembra che il mercato potrebbe soffrire la mancanza di forza lavoro, ma un problema analogo emergerebbe con un numero in crescita di anziani e pensionati.

Come mai?

Molti italiani, soprattutto neodiplomati e neolaureati, hanno lasciato l’Italia, si sono stabiliti all’estero creandosi, talvolta, anche una famiglia in questi luoghi. Ad andare via sono stati soprattutto persone tra i 18 e i 64 anni, il 31% dei quali con una laurea. Gli stranieri invece hanno contribuito all’occupazione complementare svolgendo lavori meno qualificati e faticosi rispetto agli italiani. Sempre gli stranieri, in base alla ricerca, versano 3,3 miliardi di Irpef e dichiarano 27,2 miliardi di euro. Attualmente il calo dell’occupazione giovanile è riconducibile al progressivo aumento dell’età pensionabile? Ebbene si. Sembrerebbe che le minori opportunità occupazionali per i giovani derivino a fronte dell’allungamento della vita lavorativa; dove maggiori sono gli incrementi dell’occupazione di persone più avanti negli anni, più elevati sono i livelli dell’inoccupazione giovanile.

Questa è una situazione che fotografa le difficoltà dei più giovani di accedere al lavoro soprattutto dalla crisi in poi, mentre le fasce d’età più anziane si sono trovate relativamente riparate, sia in termini di carriera lavorativa che di benefici pensionistici maturati. Nel 2012, il tasso di povertà dei giovani era del 16% e del 9% circa per gli anziani. Le disparità di reddito tra i giovani nati negli anni ’80 e i loro genitori sono già più alte rispetto a quelle sperimentate dai loro genitori e nonni quando avevano la loro età e poiché le disparità tendono ad aumentare nel corso della vita lavorativa, una maggiore disuguaglianza per i giovani oggi si tradurrà, quindi, in una maggiore disuguaglianza tra i futuri pensionati.