Di lavoro si muore: in Italia aumentano le morti bianche

945 sono state le denunce di infortuni mortali sul lavoro tra gennaio e ottobre 2018, il 9,4% in più dei primi 10 mesi del 2017 e 534.605 le denunce complessive di infortunio. Lo certifica l'Inail nell'Open data dei primi 10 mesi dell'anno. In Italia si muore di lavoro.

L’aumento del 9,4% dei casi mortali, nel 2018, è dovuto, spiega l’Inail, soprattutto dall’elevato numero di decessi avvenuti nell’agosto scorso, alcuni dei quali causati dai cosiddetti incidenti plurimi, ovvero quelli che causano la morte di due o più lavoratori. Allargando l’analisi dei dati ai primi 10 mesi, nel 2018 tra gennaio e ottobre, si sono verificati 21 incidenti plurimi, che sono costati la vita a 76 lavoratori, rispetto ai 13 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 38 morti. Geograficamente parlando è il Nord-Ovest l’area che registra l’aumento di incidenti mortali maggiore. Lieve diminuzione al Centro, stabili nelle Isole.

A rimanere vittime di morte sul lavoro è maggiormente la componente maschile; i casi mortali denunciati sono stati 81 in più (da 782 a 863), stabili a 82 quelli femminili. L’incremento ha interessato sia i lavoratori italiani (da 730 a 787), sia quelli extracomunitari (da 95 a 114) e comunitari (da 39 a 44) mentre una morte su due ha coinvolto lavoratori tra i 50 e i 64 anni, con un incremento tra i due periodi di 75 casi (da 366 a 441).

Il quadro che emerge dai dati rilevati dall’Osservatorio indipendente e dall’Inail non tiene conto di tutti gli incidenti che avvengono nelle zone grigie della manovalanza clandestina, che sfuggono a classifiche e controlli. Per combattere il fenomeno, nel corso del 2017, l’Inail ha verificato 16.648 aziende di cui l’89,43% è risultato essere fuori norma. In totale, 49.772 lavoratori, di cui 45.802 irregolari e 3.970 in nero, sono stati regolarizzati e cause di morte sul posto di lavoro sono di natura abbastanza prevedibile: caduta dall’alto, soprattutto in edilizia, schiacciati da mezzi pesanti in agricoltura. Nel valutare l’aumento di morti e incidenti bisogna tenere conto anche che nell’ultimo anno è cresciuto il numero degli occupati, ma nel complesso le ore lavorate sono diminuite e quindi non si può fare il giochino statistico di diluire queste morti in più nel numero di occupati in più.

Ma le responsabilità sono di qualcuno?

Nel Rapporto annuale sull’attività di vigilanza 2017 dall’Ispettorato nazionale del lavoro si evince che sono state 160.347 le imprese ispezionate e 103.498 i casi di irregolarità, ossia il 65% del totale. Di questi solo 22.611 sono le aziende controllate dall’Ispettorato per quanto riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro, in gran parte nel settore edilizia. Sono state registrate 17.580 aziende irregolari, il 77,09% del totale di quelle controllate. Le violazioni registrate ammontano a 28.364 per il panale e a 7.899 per il settore amministrativo.

Una tale diffusione di irregolarità come potrebbe evitare di portare ai risultati drammatici registrati negli ultimi anni? Intanto continuano a morire, brutalmente, ragazzi, ragazze, madri e padri di famiglia.