Panama, Francesco e una marea di giovani: il futuro è ora

Senza lavoro, istruzione e comunità non c’è futuro. Papa Francesco lancia il monito davanti a migliaia di giovani a Panama

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Emozione, tanta, gioia e anche paura, due settimane fa alla partenza per Panama. Oggi mi ritrovo carica a raccontare la mia JMJ, la Giornata Mondiale della Gioventù in centro America, in un paese caldo, caldissimo sotto ogni possibile punto di vista, soprattutto umano.

Una valigia, la mia, carica di esperienze positive che mi permetteranno di guardare la mia vita con occhi nuovi e diversi. Un carico di conoscenza vera, dell’altro e del mondo oltre il nostro naso, che per il gruppo diocesano Abruzzo – Molise cui appartenevo sarà guida futura.

L’impatto con la cultura di quel territorio, eravamo per la precisione a Panama City nella parrocchia di Nuestra Senora de Guadalupe, si riassume in un solo termine: accoglienza. I Panamensi hanno ricevuto a braccia spalancate tantissimi giovani come me con una gioia immensa e toccante, i volontari si sono presi cura di noi in ogni momento e le famiglie ci hanno ospitati nelle loro case senza pensarci due volte, ci hanno fatti entrare senza diffidenza e ci hanno resi parte immediatamente dei loro piccoli o grandi nuclei. In un clima di festa.

L’incontro con Papa Francesco, con cui abbiamo vissuto il momento forte di questo soggiorno, io lo vivo ancora oggi e ricordo chiare le sue parole alla cerimonia di apertura del grande evento mondiale, davanti ad una folla immensa di ragazze e ragazzi, nel Campo di Santa Maria la Antigua (Cinta Costera). “Abbiamo visto dalle bandiere che veniamo da culture e popoli diversi – ha detto il grande condottiero argentino – Parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi; ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie e circostanze diverse: quante cose ci possono differenziare! Ma nulla di tutto ciò ci ha impedito di incontrarci, tante differenze non ci hanno fermati, anzi ci hanno accompagnati nel nostro unico cammino trasformandoci in maestri e artigiani della cultura dell’incontro“.

Accogliere, accoglierci, costruire ponti ed opporsi a chi vuole alzare muri: è la strada per tutti noi. E lì a Panama accoglienza e cultura dell’incontro si sono respirati a pieni polmoni. Noi giovani possiamo testimoniare che gratuitamente diamo, gratuitamente riceviamo e solo noi possiamo contribuire alla creazione di ponti gridando il nostro “sì” fermo e deciso.

Ma le parole che hanno fatto la breccia più grande in me sono quelle che Papa Francesco ci ha riservato per la veglia nel Campo San Juan Pablo II (Metro Park). Le ripeto a me stessa e ai miei compagni di viaggio e di vita: “Il nostro momento è ora, noi giovani dobbiamo avere il coraggio di prendere e abbracciare la vita così come viene, soprattutto con tutte le fragilità e le piccolezze, le difficoltà e le contraddizioni. Dobbiamo vivere il presente e dobbiamo metterci in gioco, senza aver paura di inciampare e cadere, perché l’importante è lasciarsi aiutare e rialzarsi sempre.

Il messaggio lanciato dal pontefice ci ha dato una forte scossa, arrivata dritta anche al cuore di chi in noi mette radici e ci accompagna nella crescita: “Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando – decisa la voce di Bergoglio – se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi per sognare il futuro! Senza istruzione è difficile sognare un futuro; senza lavoro è molto difficile sognare il futuro; senza famiglia e senza comunità è quasi impossibile sognare il futuro. Perché sognare il futuro significa imparare a rispondere non solo perché vivo, ma per chi vivo, per chi vale la pena di spendere la mia vita. E questo – ha detto a gran voce rivolgendosi ai nostri educatori – dobbiamo favorirlo noi adulti, dandovi lavoro, istruzione, comunità, opportunità“.

Tutti i luoghi visti, le strade percorse, le persone incontrate mi hanno toccato e trasmesso grinta, che mi servirà a scoprire quale è il mio pezzo di cielo, a vivere il mio adesso. A Panama ho lasciato la mia seconda famiglia, ho trovato tanti nuovi compagni di viaggio, sognatori come me, che camminano oggi sulla mia strada parallela.

Grazie è poco. A tutti. Avanti con forza, dunque, aspettando insieme Lisbona 2022!