Perché è importante insegnare educazione sessuale a scuola?

Nel 2018 parlare di sesso, soprattutto nelle scuole, non dovrebbe essere un problema, ma pare che l'educazione sessuale, all'interno delle scuole italiane, sia ancora un tabù. Una realtà critica che vuole proprio evitare di affrontare questo tema.

Nel rapporto Policies for Sexuality Education in the European Union del 2013, pubblicato dal Dipartimento Direzione generale per le politiche interne del Parlamento Ue, si legge che un’educazione sessuale insufficiente porta ad un aumento del tasso di gravidanze in età adolescenziale e a una maggiore quantità di persone che soffrono di malattie sessualmente trasmissibili. Per questo motivo l’educazione sessuale dei giovani deve essere considerata come uno strumento appropriato per prevenire questi effetti negativi. Nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea l’educazione sessuale è obbligatoria all’interno delle aule scolastiche; fanno eccezione 6 paesi su 24 analizzati, tra i quali anche l’Italia.

Ma come mai è importante fare educazione sessuale a scuola?

Molti giovani non sembrano essere informati sulle questioni fondamentali del sesso, specialmente sui temi della salute e dei diritti riguardo il sesso e la riproduzione, infatti solo pochi ricevono una preparazione adeguata riguardo la loro vita sessuale. Questo fa sì che si sviluppino forme di confusi sfruttamento, coercizione e abuso che si verifichino gravidanze non volute e infezioni trasmesse per via sessuale.

L’educazione sessuale è importante perché riguarda la persona nella sua totalità e tiene insieme gli aspetti fisici, cognitivi, emozionali, sociali e interattivi della sessualità. Non incoraggia i bimbi e i giovani a fare sesso, ma supporta il loro sviluppo sessuale e dà gli strumenti per conoscere i principi della riproduzione umana e per esplorare le emozioni e i sentimenti, le relazioni interpersonali e familiari. In particolare, i programmi di educazione sessuale hanno obiettivi specifici: puntano a ritardare l’età del primo rapporto sessuale, ridurre la frequenza di attività non protette, incrementare l’uso di precauzioni per evitare gravidanze non volute e malattie trasmesse per via sessualmente. Nella lunga durata, l’obiettivo è riconoscere e smontare gli stereotipi alla base delle discriminazioni di genere e quelli legati all’orientamento sessuale, ad acquisire una maggiore consapevolezza dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, ad avere rispetto ed empatia verso gli altri, a comunicare con i propri genitori e gli adulti, a maturare un pensiero critico e a costruire relazioni basate sul rispetto reciproco. Stando al report dell’Unesco, c’è urgente bisogno di fare educazione sessuale, soprattutto tra i giovani dai 15 ai 24 anni. Il 60% delle persone in questa fascia d’età, ad esempio, non è in grado di identificare in che modo si può prevenire la trasmissione del virus HIV. L’OMS ha pubblicato un resoconto sugli impatti dell’educazione sessuale rispetto all’incidenza di gravidanze indesiderate, di malattie trasmesse sessualmente, di episodi di abusi sessuali e di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e siccome le convenzioni sociali e le discriminazioni di genere hanno una grossa influenza sull’espressione della sessualità e dei comportamenti sessuali, una buona qualità dell’educazione sessuale può avere un impatto positivo sulle attitudini e sui valori condivisi, sulla dinamiche delle relazioni personali, contribuendo così alla prevenzione di abusi e al rafforzamento di relazioni consensuali e reciprocamente rispettose del partner.

Nei Paesi nei quali si insegna una buona educazione sessuale, calano le malattie trasmesse per via sessuale, incluso l’HIV. L’Estonia è uno dei paesi dove i programmi di educazione sessuale hanno avuto maggior impatto rispetto alle percentuali di trasmissione di malattie sessuali. Meno gravidanze inattese in età adolescenziale grazie all’uso dei contraccettivi. L’educazione sessuale necessita del coinvolgimento di tutti i soggetti: bambini, adolescenti, familiari, docenti, dirigenti scolastici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni.

E in Italia?

Da questo punto di vista, l’Italia è uno degli esempi più chiari di come sia un intero ambiente a indebolire ogni tentativo di introduzione per legge dell’educazione sessuale nelle scuole, a parte singoli progetti, che ogni realtà locale può decidere di adottare o meno. Il rapporto Sexual Education in Europe mostra come in Italia sia sempre stata forte l’opposizione alla sua introduzione da parte della chiesa cattolica e di alcuni gruppi politici. Negli ultimi trent’anni diverse proposte di legge sono state bocciate. L’obiettivo dell’educazione sessuale è semplicemente quello di educare i giovani alla complementarità tra uomo e donna e alla valorizzazione di un rapporto umano e rispettoso tra i sessi. Marco Rossi, Presidente dell’Associazione Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale, commenta dice che i ragazzi hanno informazioni sulla sessualità che derivano prevalentemente dai propri coetanei, e che i loro coetanei prendono da internet, senza gli strumenti per discernere il falso dal vero.

Le conseguenze si ripercuotono anche sulla salute delle persone: nel 2014 sono state registrate 3.695 nuove diagnosi di Aids, per l’84% attribuibili a rapporti sessuali non protetti. Più di 5.000 i casi di infezioni da clamidia, sifilide o gonorrea, soprattutto tra gli adolescenti e coloro che hanno contratto le infezioni hanno ammesso di non aver usato contraccettivi. Solo l’8,8% aveva indossato il profilattico sempre.

A quanto pare in Italia l’educazione sessuale è un tema che scandalizza e divide ancora.