Rigopiano, le valanghe di parole non spazzino via le belle montagne d’Abruzzo

Rigopiano Hotel, soccorritori all'opera tra le macerie del resort devastato dalla slavina
Foto Mario Sabatini
Hotel Rigopiano prima della valanga
Hotel Rigopiano prima della valanga

Avevo contattato l’hotel Rigopiano qualche tempo prima della terribile disgrazia. Un’amica, con la quale avevo in programma un viaggio per staccare qualche giorno dalla routine, me lo aveva indicato. Ricordo ancora le sue parole: “Si chiama Ri…go…pia…no – aveva scandito – conosco una ragazza che ci lavora, si occupa dei bambini, è bravissima, come tutto lo staff. Proviamo a sentire se c’è posto…”.

Il fine settimana richiesto era pieno: la direzione mi aveva risposto via email, se ricordo bene. Ma un week-end più libero c’era, la questione era sospesa, poi si è chiusa….perché la neve ha sommerso le regioni centrali e ogni vacanza è stata rinviata per motivi di lavoro.

Ho seguito la tragedia ora per ora, pensando che in quell’hotel pieno di operatori pronti a trasferire calore umano e fisico sugli ospiti poteva esserci chiunque di noi. Non era un luogo da vip come ha detto qualcuno (in quel caso non l’avrei mai contattato…) ma un progetto che da tutte le testimonianze raccolte faceva parlare bene di sé per il servizio che offriva.

Farindola il paese
Farindola, il paese

Oggi il luogo e tutta la montagna abruzzese sono ‘sotto inchiesta’, lo sono i mezzi di cui non si dispone, le persone che ricoprono ruoli di rilievo, le istituzioni locali che non hanno un soldo. La Magistratura procederà col suo lavoro, ma nel frattempo tutti noi dobbiamo fare in modo che il territorio, le sue idee, le sue risorse paesaggistiche, la gente operosa che vuole dare valore a quei luoghi non vengano spazzati via da un’altra valanga, quella delle parole, spesso inutili, che invece della neve gettano pesante fango sulle speranze di chi lì ci vive.

Che fare allora? Ripartire subito, parlare del bello che c’è, di tutto il patrimonio intorno ai resti di quella stramaledetta valanga. Rendere giustizia a chi non c’è più, ma anche sostenere, noi giornalisti per primi, la gente che deve e vuole risollevarsi forte da questa tremenda vicenda. E lo vuole fare per bene, per dare un futuro ai suoi figli, in quel posto, con le immense ricchezze naturali di cui la montagna appenninica, non meno di quella alpina, dispone.