AL SAVOIA ‘IL CAPPELLO DI FERRO’

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teatro savoia

In occasione del centenario dell’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, la Fondazione Molise Cultura in collaborazione con la Compagnia Stabile del Molise, è lieta di presentare “Il cappello di ferro”, spettacolo teatrale nato da un’idea di Sandro Arco, tratto da “Un soldato contadino – lettere dal fronte 1915/1917” di Anna Falcone.
“La Grande Guerra sconvolse il mondo intero dal 1914 al 1918 – scrive il direttore della Fondazione Molise Cultura Sandro Arco – in ragione di questo importante anniversario, appare oggi di fondamentale importanza divulgare il più possibile la conoscenza di quegli eventi storici, anche e soprattutto attraverso gli occhi e le parole di quegli uomini che conobbero gli orrori di uno dei conflitti più sanguinosi della storia dell’umanità. L’idea di uno spettacolo teatrale, nasce proprio per tramandare alle nuove generazioni, sempre più lontane da quegli avvenimenti drammatici, la memoria di un periodo storico che ha modificato per sempre gli assetti del mondo contemporaneo.”
A metà strada fra Lussu e il “buon soldato Svejk”, lo spettacolo che andrà in replica ininterrottamente dal 23 febbraio all’11 marzo attraverso spettacoli dedicati esclusivamente alle scuole molisane, rappresenta un contributo alla ricostruzione della memoria di quello che è stato uno dei più sanguinosi episodi della storia dell’uomo. Oltre a raffigurare un valido ed originale strumento di analisi delle vicende storiche di quel periodo, stare accanto a Giuseppe nel suo anno e mezzo al fronte permetterà al pubblico di conoscere la Grande storia attraverso la storia piccola ed anonima di un giovane contadino che ha dovuto passare dai campi alla trincea, che ha messo a disposizione il suo personale “genio” al servizio di una causa lontana e spesso incomprensibile.
Giuseppe Serpone, nato a Toro (Campobasso) il 19 marzo 1894, viene arruolato nel 1915 all’età di 21 anni nel 212° Fanteria, Brigata Pescara, Genio zappatori; il giovane trascorre un iniziale periodo di addestramento militare a Chieti e nel Pescarese per poi giungere nella zona di guerra nell’aprile del 1916. Partecipa ad importanti eventi bellici, tra i quali la presa di Gorizia dell’agosto del 1916. Giuseppe muore a 23 anni nel 1917 nell’alta valle dell’Isonzo. È sepolto a Caporetto. Dal fronte scrive circa 150 tra lettere e cartoline descrivendo la vita di trincea, le dure condizioni di vita dei soldati, la sua angoscia per una pace che non arrivava e il dolore per il distacco dalla moglie – sposata pochi mesi prima della sua partenza – e dai suoi genitori. Tanti sono i particolari che il ragazzo racconta sulla sua dura vita di soldato e anche su episodi molto importanti della “grande guerra” quali la conquista di Gorizia.