AL TEATRO DEL LOTO ANDREA RIVERA IN “HO RISORTO!”

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Un nuovo spettacolo che unisce teatro, canto, video, improvvisazione, satira, ed un altro grande protagonista: il pubblico partecipante.
Andrea Rivera torna ad interpretare le dinamiche sociali con il suo tipico sguardo attento ed irriverente e con ironia sferzante, sperimentando una comunicazione in grado di stimolare la riflessione sulla quotidianità.
Rivera imbraccia una chitarra e da voce ai suoi testi da moderno cantastorie e stornellatore, affiancato da Matteo D’Incà (chitarra elettrica, acustica e mandolino), in un particolarissimo esempio di teatro canzone-video in evoluzione continua. Un ritmo serrato fra giochi di parole esilaranti e l’arte di una satira completamente improvvisata, che esprime al massimo la creatività, l’energia propositiva e la capacità di coinvolgere, in un turbinio di denunce al limite dell’ invettiva.
Ho Risorto! è uno spettacolo che descrive e deride i meccanismi di manipolazione, le verità preconfezionate dai media e dalla politica. Un lavoro che decostruisce la mente del pubblico, stupisce, attrae ed indispone perché interpreta le pulsioni sociali, investigando su temi attuali, dal razzismo dilagante e l’intolleranza che vivono le periferie, all’ amore.
Un atto di denuncia che si interroga sulle vicende più controverse della cronaca italiana.
“Do più rilievo all’improvvisazione ed alla satira al limite della pazzia mia e del pubblico, della seppur importante lezione del così detto teatro civile. Voglio proporre uno spettacolo che cambia ogni sera, per non timbrare il cartellino come quando lavoravo in fabbrica, voglio innescare una catena di smontaggio del pensiero del pubblico. Non voglio insegnare. Sono attratto dalla ricerca dei processi creativi sia artistici che sociali, che incitano alla rivoluzione quotidiana del sistema costituito.”
Attraverso giochi linguistici raffinati ed un uso particolare di accenti e rime, conia significati inediti al lessico comune, sperimenta e rinnova la sintassi pur utilizzando il tipico e familiare linguaggio romanesco. Conserva infatti intatte le sue origini, Roma e la strada, la comunicazione con i passanti, l’ironia estemporanea. Poeta della semiotica, esploratore di sostantivi inediti, la sua arte è quella della pura improvvisazione, basata sulla capacità di comunicare in maniera diretta con i suoi interlocutori, trovando nel paradosso la chiave per una comunione che ormai la società non esprime più.
I video, parte integrante dello spettacolo, sono lavori inediti girati per i quartieri capitolini, interviste con le persone che camminano, conversazioni al citofono, con le quali Rivera abbatte le infrastrutture dell’ atto teatrale, creando dialoghi inaspettati da domande semplici. Proprio nella immediatezza e nella schiettezza tipica, l’ intervistato si immedesima, riconoscendosi e diventando complice, quasi come in un confessionale.
Una modalità tipica della società romana, che riporta alle chiacchiere dal “pizzicarolo”, di una comunicazione fatta di presa in giro, di parole inventate ed urlate, di toni accesi.
Il nuovo Pasquino del teatro italiano, capace di innescare una nuova forma di arte teatrale d’ avanguardia, in grado di rappresenta la realtà, sintonizzarsi con le emozioni della popolazione, con la rabbia sociale in uno spettacolo unico, che riporta in scena le dinamiche sociali più attuali e le commenta in verso ironico, irriverente ma anche autentico.
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Conosciuto delle notti romane, per anni ha manifestato il suo talento e incantato migliaia di persone ogni sera con esibizioni di teatro-canzone nelle vitali strade di Trastevere. Nel 2004, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del Festival dedicato a Giorgio Gaber. Premiato per “talento e coraggio”, Rivera ha infatti efficacemente trovato la sintesi tra l’arte di Gaber e le arti di strada osservando le mode dei passanti e i comportamenti pubblici, denunciando le inciviltà del sistema e i disagi sociali, amplificando informazioni e notizie sminuite nei giornali perché scritte “in trafiletti laterali troppo piccoli”. Moderno cantastorie, stornellatore, comico, giornalista citofonico, la sua notorietà ha ricevuto un grande impulso grazie alla partecipazione a “Parla con me” di Serena Dandini su Rai Tre di cui ha composto anche la sigla. La sua attività di teatro-canzone è “un blob di comicità e musicalità”, spiega lui stesso. “È questo che io faccio per vivere e i “citofoni” sono in parte uno strumento necessario all’artista per farsi conoscere, per lavorare poi sul teatro.
Da ragazzino passavo pomeriggi interi a citofonare a caso alle persone e a prendere in giro chi mi rispondeva. Devo dire che poi è anche un ottimo escamotage per evitare la trafila delle liberatorie necessarie all’utilizzo di un’intervista. In qualche modo è uno specchio segreto – per citare Nanni Loy – molto cinico, che rende sia me, l’intervistatore, che chi risponde più libero e senza impedimenti”.
Menzione della giuria del Premio Gaber 2004 “Che cos’è il teatro canzone? E’ uno strumento espressivo legato alla teatralità, alla parola e alla musica. Un’alternanza di monologhi e canzoni. E’ una lega di metalli diversi, un genere fatto di generi che alla fine scompaiono come tali per fondersi all’alta temperatura dell’attualità, del qui e dell’oggi, in una lingua teatrale nuova. Giorgio Gaber l’aveva inventato sulla propria pelle insieme a Sandro Luporini per caso e per necessità, per la voglia di essere più libero in un dialogo durato 30 anni con il suo pubblico. Per noi giurati, l’artista (tra i 120 candidati ed i 10 che si sono esibiti al Festival) che ci pare abbia saputo meglio evocare uno spirito del genere, con la sua appassionata ironia, è Andrea Rivera, che, nella migliore delle ipotesi consegnamo alla storia dello spettacolo, e nella peggiore, abbiamo comunque tolto dalle strade di Trastevere. Talento e coraggio non sono merci così rare, come testimonia anche questa rassegna, ma averli entrambi come Rivera è un’altra faccenda e merita una speciale segnalazione”.

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