ATTILIO BRUNETTI, MOLISANO MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE

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ATTILIO BRUNETTI, MOLISANO MEDAGLIA D'ORO AL VALOR MILITARE

Ci accingiamo ormai a celebrare i 70 anni dalla liberazione dalle truppe nazi-fasciste o, se si preferisce, dalla fine della guerra. Per quello che riguarda la nostra regione, menzione particolare la merita il patriota Attilio Brunetti, impavido combattente molisano decorato della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Attilio nacque a Lody nel New Jersey (USA) nel 1917 da emigrati molisani in cerca di un futuro migliore, e dopo aver frequentato le classi elementari nel paese di Oratino in provincia di Campobasso lavorò come scalpellino in Italia e all’estero. Chiamato alle armi nel febbraio 1938 venne mandato in Albania, passato in un secondo momento al Quartier Generale della Div. “Arezzo” partecipò alle operazioni belliche che si svolsero sul fronte greco-albanese dall’ottobre 1940 e alle successive operazioni nella penisola balcanica. Tornato in licenza straordinaria a Oratino nell’agosto del 1943 venne sorpreso dallo stravolgimento dello scenario politico: la guerra che sembrava finita l’8 settembre con la proclamazione dell’armistizio, improvvisamente invece si riaccendeva con gli italiani e l’Italia in balia degli eserciti stranieri, che fossero occupanti o alleati. Era il momento della scelta, almeno per chi era nella condizione di scegliere. Attilio si diede alla macchia, scegliendo la strada più difficile nel momento più difficile, pur di non combattere più per Mussolini e Hitler. Diventerà poi protagonista agli ordini del II Corpo d’armata polacco guidato dal generale Władysław Anders, che tanto valorosamente si comporterà durante tutta la Campagna d’Italia, e insieme ai patrioti della Brigata Maiella.
Brunetti farà parte di quanti dai campi, dalle case, dalle montagne dell’Abruzzo e del Molise presero il fucile nel nome dei valori morali dell’onore, del riscatto, della libertà, andando a condividere numerose battaglie con i soldati polacchi venuti da lontano e con i quali era persino difficile scambiare qualche parola.
Entrerà così nella 111esima compagnia difesa Ponti costituita a Roccasicura, nei primi mesi del 1944, per iniziativa del comando polacco della III divisione Fucilieri dei Carpazi di stanza nei pressi del fiume Sangro. Erano necessari infatti montanari conoscitori del territorio abruzzese-molisano da utilizzare come guide, e per i rapporti di reciproca fiducia e simpatia che si erano creati tra i soldati polacchi e la popolazione, non ci fu da aspettare molto per trovare volontari.
Nella formazione inizialmente confluirono pochi operai, agricoltori ed ex militari del Regio Esercito, impiegati per portare giù dalla montagna i soldati polacchi feriti, dare sepoltura ai caduti, e rifornire di armi e vettovaglie i combattenti in prima linea, ma dopo la battaglia di Montecassino, la compagnia dei Pontieri cambiò nome, divenne il I raggruppamento commando agli ordini del maggiore Władysław Smrokowski e ampliò sensibilmente i suoi effettivi. Il soldato più giovane era Mino Pecorelli, molisano anche lui, poi avvocato fallimentare e giornalista d’assalto, assassinato a Roma con quattro colpi di pistola la sera del 20 marzo 1979 in circostanze ancora oggi poco chiare nel pieno degli “anni di piombo”. Pecorelli, che si era arruolato non ancora diciassettenne nella cittadina di Castel Di Sangro vicina a Sessano del Molise, suo luogo di nascita, verrà decorato con la Croce al merito con le spade di bronzo direttamente dal generale Anders.
Tra i veri e propri eroi della “compagnia italiana”, tutti continuavano a chiamarla semplicemente così, Attilio Brunetti salvò la vita a più di un suo compagno d’armi e verrà decorato appunto con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Brunetti si distinse infatti in numerose azioni, ma quella che gli valse la “Virtuti Militari” polacca e poi la Medaglia d’Oro italiana, fu il salvataggio del sergente maggiore polacco Zygmunt Piatowski, che guidava la sua pattuglia. Dice la motivazione della massima ricompensa italiana al valore: “Comandante di pattuglia attaccata e circondata da forze tedesche preponderanti, visto cadere gravemente ferito il suo comandante polacco, con grande coraggio e sangue freddo riusciva a sottrarlo ai nemici e sempre combattendo per sei chilometri, dopo aver ucciso due avversari, lo portava in salvo nelle proprie linee. Già distintosi per eccezionale coraggio e sprezzo del pericolo in varie precedenti azioni di pattuglia. Settore terrestre Adriatico, luglio 1944”.
Nel dopoguerra, Attilio Brunetti tornerà negli Stati Uniti d’America, rientrato di nuovo in Italia poi lavorerà per il Banco di Napoli e, una volta in pensione, non si sottrarrà, quale membro della Federazione provinciale del “Nastro Azzurro” da lui presieduta per oltre cinquant’anni, all’impegno di recare testimonianza dei sacrifici degli italiani nella lotta di liberazione dai nazisti. Morirà a Roma il 22 gennaio 2008.
Che tra i soldati che si batterono tra gli alleati per la libertà ci fosse più di un italiano è un fattore da non considerare secondario. Che la democrazia non sia stata solo un bene di importazione, non è certo da sottovalutare. Ma soprattutto che tra i più meritevoli, tra quelli che hanno reso possibile ciò, ci sia stato un molisano, è davvero un grande motivo d’orgoglio.

Bibliografia:

Luciano Garibaldi, Gli eroi di Montecassino. Storia dei polacchi che liberarono l’Italia, Mondadori, Milano 2013.

Marco Patricelli, I banditi della libertà. La straordinaria storia della brigata Maiella partigiani senza partito e soldati senza stellette, UTET, Torino 2005.