AUTOCONVOCAZIONE DEL VOLONTARIATO, UNA TAPPA IMPORTANTE

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Volonturismo

Occhiello: Intervista di Maria Saveria Reale a Lorenzo di Napoli, manager aziendale impegnato nel terzo settore, già presidente del CoGe Molise, presidente di una OdV

di Maria Saveria Reale

Nella giornta dell’Autoconvocazione del Volontariato, tenutasi il 9 maggio a Roma, si è registrata la presenza di circa 250 Volontari, provenienti da numerose regioni italiane, dei quali oltre la metà rappresentata da addetti ai lavori e/o esponenti dei Centri di servizio, un 30% da iscritti all’Auser (Ass. Naz. per l’invecchiamento attivo) e all’Anteas (Ass. Naz. Terza Età); pochissimi i giovani al di sotto dei 30 anni.

A questo riguardo per tracciare un bilancio dell’iniziativa, abbiamo chiesto al Presidente Lorenzo di Napoli, manager aziendale impegnato nel terzo settore, già presidente del CoGe Molise, presidente di una OdV ed addetto ai lavori su molti degli argomenti in discussione – quali i riferimenti che potrebbero definirsi le parole d’ordine della manifestazione:

“Le parole d’ordine che ci sentiamo di condividere, con qualche aggiunta, sono: A) ci troviamo in una “stagione di necessaria innovazione istituzionale” per cui bisogna avere il coraggio di essere più aperti e innovativi, accettando e proponendo percorsi nuovi ispirati a meno burocrazia, più semplicità, più efficienza (economia nella gestione attraverso uniformità gestionale e più rete tra tutti gli attori in campo) e conseguente più efficacia (conseguimento dei risultati attesi), sia pure nel rispetto dei principi fondamentali delle specifiche identità; B) La “valorizzazione del grande patrimonio costituito dal sistema dei Centri di servizio per il Volontariato e, aggiungerei, dei Comitati di gestione”, che negli anni hanno raggiunto un più che apprezzabile grado di maturità e coerenza del proprio ruolo, grazie al sempre più valido ruolo operativo dei Centri in campo nazionale e grazie al discreto ed efficiente sistema di controllo dei CoGe che ha reso i Centri di servizio un autorevole punto di riferimento rispetto ad altri organismi, come è emerso dagli interventi che si sono tenuti nella sessione pomeridiana”.

Gli esiti dei lavori degli otto gruppi costituiti nella sessione pomeridiana sembrano aver provocato una certa delusione in sede di lettura dei lavori conclusivi delle singole sessioni (coordinate dagli organizzatori) che, a detta di diversi partecipanti, non hanno riportato alcune osservazioni e suggerimenti espressi da diversi partecipanti nell’interesse del Volontariato medio-piccolo (quello meno strutturato) e del sistema dei Centri di servizio, come pure sull’importantissimo tema dei controlli.

“Per avere credibilità – ha precisato di Napoli – sarà importante una rivisitazione in sede di stesura definitiva dei testi come già da più parti richiesto; in pratica se, come si dovrebbe, si vorrà predisporre un “documento comune veramente obiettivo”, non potranno non essere messe in evidenza tutte le osservazioni, i suggerimenti e le lamentele riscontrate nella sessione pomeridiana dello scorso 9 maggio.

Riportiamo in stretta sintesi i principali interventi della mattina dell’Autoconvocazione:

  • L’intervento della Convol. Tra gli interventi della mattinata evidenziamo quello della Cavallaro, presidente della Convol (una rete che associa grandi organizzazioni di volontariato), che ha evidenziato il pericolo di confondere il Volontariato organizzato con quello spontaneo e individuale, sollecitando giustamente “distinzioni” chiare e precise, al fine di richiamare i temi della gratuità e del dono (precedentemente era stato il MoVi soprattutto a prendere una chiara posizione in merito), escludendo ogni modalità di rimborso forfettario, che equivarrebbe ad una sorta di compenso. Circa il Volontariato organizzato l’auspicio è che gli sia finalmente riconosciuto il diritto di  poter contribuire alla definizione delle Politiche Pubbliche, sia a livello nazionale che locale, in applicazione del  principio di sussidiarietà.
  • L’intervento del Forum del Terzo settore. Il portavoce del Forum del Terzo settore (una rete che associa Cooperative sociali e grandi istituzioni di Volontariato) ha fatto un discorso meramente politico affermando che il concetto della gratuità non deve essere confuso con azioni a “prezzo zero” e che la gratuità può trovare naturalmente spazio all’interno del principio economico, viene se considerata come mezzo e non come fine. Quindi, partendo dalla considerazione che “l’azione volontaria, soprattutto all’interno di reti organizzate, genera “capitale sociale” e quindi coesione, si è rimarcato che ciò può favorire l’innovazione ed una garanzia di lavoro per tutto il Terzo Settore; nello stesso tempo il relatore ha illustrato un pacchetto di proposte che vanno dall’incremento dei fondi per le politiche sociali, alla valorizzazione del Volontariato come scuola di cittadinanza attiva, alla ridefinizione dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato, al riconoscimento delle reti nazionali e regionali del Volontariato, alla stabilizzazione del 5 per mille, al finanziamento del Servizio civile nazionale. Ha anticipato, infine, alcune proposte strategiche per   contrastare la disuguaglianza e la povertà.
  • L’intervento del coordinamento nazionale dei Centri di servizio (Csvnet). Csvnet ha proposto: a) che i CdS continuino ad essere governati e gestiti dalle organizzazione di Volontariato, sia pure in un’ottica di allargamento dei loro servizi ad altre entità del terzo settore; b) che vengano assicurati finanziamenti equi e stabili dei CdS in tutte le regioni italiane; c) che sia garantita anche una programmazione unitaria ed integrata in tutto il territorio nazionale e non frammentata e disomogenea come avviene attualmente, moltiplicando le buone prassi e contenendo i costi; d) che vi sia il riconoscimento di una entità nazionale costituita dall’attuale coordinamento dei Csv in una delle forme previste per gli enti del Terzo Settore ed avente essa stessa personalità giuridica; e) che la funzione del nuovo ente è da connettere alla “comune rappresentanza, promozione, assistenza, tutela (sotto forma di controlli, come dettagliatamente specificato in altre occasioni) e programmazione, nonché sviluppo e sostegno del Volontariato.

“Queste ultime affermazioni, soprattutto in tema di “controllo” (che diverrebbe un autocontrollo) appaiono alquanto autoreferenziali e preoccupanti – ha commentato il presidente di Napoli – in quanto metterebbero in discussione non solo il consolidato patrimonio di esperienze acquisito dai Comitati di Gestione dei Fondi Speciali per il Volontariato, ma farebbero sì che i controllori finirebbero con l’essere i rappresentanti degli ex controllati.

Sempre in tema di controlli, ancora più pesante il giudizio di Stefano Zamagni (presidente dell’ex Agenzia per le Onlus) nell’eventualità che vengano affidati alla burocrazia, ovvero al Ministero. Infatti, l’esperto afferma che ciò sarebbe un pericolo per le medio-piccole OdV perché esse sono l’anello più debole del Terzo Settore e la burocrazia spesso si limita a controlli rigidi; molto meglio quindi se restassero dove sono, sia pure con sostanziali rivisitazioni nelle attuali strutture. Tenendo conto che se il sistema dei CdS ha avuto un apprezzabile successo in campo nazionale, ciò è dovuto non solo alla “sicurezza e puntualità delle erogazioni” garantite per legge dalle fondazioni di origine bancaria, e non solo per la prevalente “positività dell’operato dei singoli CdS, ma anche per il “meccanismo dei controlli in atto”, assicurati appunto dai Comitati di gestione”.

Premettendo che quasi nessuno degli organizzatori della manifestazione rappresenta il medio-piccolo Volontariato italiano, che solo la Convol potrebbe definirsi legittima rappresentante del Volontariato avendo tra suoi associati solo organizzazioni di Volontariato (ma del problema della rappresentanza del Volontariato ne parleremo in un prossimo articolo), confermiamo la convinzione, per quanto già espresso nei precedenti articoli, che si tratti di un vero e proprio “scippo” perpetrato ai danni del medio-piccolo Volontariato, rilevando che la tardiva convocazione del Volontariato a cose quasi fatte (il testo di legge era stato già licenziato dalla Camera ed è ora al vaglio del Senato) sembra voler essere un forzato riconoscimento di quanto legiferato sulla base di testimonianze e proposte soprattutto di esponenti di altre categorie del terzo settore. Ne è prova che i risultati delle otto sessioni pomeridiane, in cui i pochi Volontari presenti hanno fatto sentire la loro voce, sembrano essere state in parte “addomesticate” da alcuni coordinatori delle varie sessioni, come si è riscontrato a caldo a fine giornata quando sono state lette le relazioni conclusive.

La giornata del Volontariato – ha concluso di Napoli – assumerà davvero importanza strategica per il futuro del Volontariato e di tutto il terzo settore in generale: 1) se si arriverà alla     che raggiungerà un documento finale di proposte in cui verranno davvero ed effettivamente registrate e dibattute “tutte” le osservazioni, istanze e suggerimenti avanzati negli otto gruppi di lavoro, costituenti le otto sessioni; 2) se il percorso, oltre che “effettivamente partecipato”, sarà “concretamente proseguito” con interventi e dibattiti a vario livello, in campo nazionale e locale, fino all’appuntamento conclusivo che è stato programmato per il 5 dicembre 2015 in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato”.