Festa di San Martino, piatti tipici e vino locale in giro per taverne a Jelsi

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locandina san martino

Sabato 4 novembre, in occasione della ricorrenza di San Martino di Tours, a partire dalle ore 20.00, attraverso il suggestivo borgo antico di Jelsi, si potrà ascoltare musica, assaggiare dell’ottimo vino e degustare specialità di un tempo rievocando una tradizione ormai quasi in disuso come la “Pizzë chi sold (pizza con i soldi)”.

La Pro Loco allestirà cinque “taverne” per la somministrazione di piatti tipici jelsesi e di vino locale. Durante la serata, quindi, i visitatori avranno la possibilità di sostare nelle “taverne” per assaporare gustosi pasti e sorseggiare dell’ottimo vino.

Nelle taverne verranno serviti in ordine le seguenti pietanze:

1) Taverna – “Aperitivo” con bruschetta all’olio e taralli

2) Taverna – Pane indorato (pane fritto con uova)
3) Taverna – Funnateglie (stufato di pomodori, peperoni, melanzane, cipolla) con uovo e salsiccia stagionata
4) Taverna – Pennette all’amatriciana
5) Taverna – Bocconcini di maiale con patate e peperoni sott’aceto
6) Taverna – Dolci, sangria e vin brulè.

Una vetrina particolare sarà riservata alla Festa del Grano in onore di Sant’Anna che, nei locali della Cappella dell’Annunziata esporrà materiale storico, opere in grano e fotografie di una delle più importanti, antiche e famose manifestazioni molisane.

L’intera manifestazione sarà allietata da momenti musicali lungo tutto il percorso e da una simpatica e particolare lotteria.

Da sempre nel giorno in cui si ricorda San Martino, l’11 novembre, si è soliti assaggiare il vino novello accompagnato da una peculiarità tutta jelsese chiamata, negli altri mesi dell’anno, anche “pizzë mal lèvt” quando al suo interno non venivano inserite monete. Era usata con parsimonia dalle famiglie contadine di un tempo a causa dell’elevato costo della farina bianca, ingrediente principale, e da ciò nasce anche il detto “Chi vò mannà a casa à rruin, pizzë mal lèvt e tagliulin” (Chi vuol mandare in rovina una casa deve cucinare pizza non lievitata e tagliolini).

Gli ingredienti, farina tipo “0”, sale e acqua, venivano impastati sulla spianatoia fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido che poi si stendeva con il mattarello, in dialetto lainatur, per dargli la forma della pizza con uno spessore di 4/5 cm. A questo punto venivano nascoste nell’impasto delle monete, precedentemente bollite per sterilizzarle, si praticavano dei fori in superficie con una forchetta, si benediceva con il segno della croce e si metteva a cuocere sulla “liscia”, il focolare del camino, opportunamente riscaldata e coperta con il “sesto”, una coppa metallica, a sua volta ricoperta di carboni e cenere calda.

L’origine di questa tradizione è da trovare nel ricordo del culto della generosità del cavaliere di Tours che donò metà del suo mantello ad un mendicante seminudo che chiedeva l’elemosina.

La data dell’11 novembre era lungamente attesa dai bambini che avevano l’occasione di mangiare la pizza e intascare gli spiccioli che trovavano al suo interno.