FORNELLI, ANCHE UNA CLASS ACTION PER IL RISARCIMENTO

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FORNELLI, ANCHE UNA CLASS ACTION PER IL RISARCIMENTO

Dopo il Comune di Fornelli (Is), anche i familiari delle vittime pare abbiano messo in atto una class action per chiedere il risarcimento danni alla Germania, per la strage nazista del 4 ottobre 1943. Se ne è parlato anche sui media nazionali, e il tutto è nato dopo le dichiarazioni del Primo ministro greco Tsipras, che aveva parlato di un’azione analoga da parte del suo governo nei confronti della Cancelleria tedesca, per i danni relativi ai fatti della II Guerra mondiale.
Ma cosa è successo esattamente in quei giorni di quasi 72 anni fa?
La terribile pratica nazista della rappresaglia ha lasciato traccia di morte e dolore, anche in terra molisana, con l’esecuzione tramite impiccagione di sei cittadini di Fornelli. Tra di loro, l’avvocato Giuseppe Laurelli, Podestà del paese, che si rifiutò con grande dignità di mettersi in salvo, per evitare che la furia tedesca ricadesse su molti altri suoi concittadini innocenti. La strage di Fornelli è una di quelle vicende della Resistenza, verificatesi nel sud dell’Italia, lasciate per anni nell’oblio e che è doveroso ricordare al di là delle rivendicazioni economiche postume.
Dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, tutta la zona del Sangro e del Volturno fu piena di tedeschi. La mattina del 3 ottobre 1943 una pattuglia tedesca con un camion arrivò a Fornelli e raggiunse la borgata Castello per compiere la solita ed ennesima razzia di bestiame. Mentre i soldati effettuavano la ruberia tra i casolari dall’alto della loro prepotenza, un giovane della borgata, stufo dei soprusi che esasperavano la popolazione in difficoltà, si avvicinò alla pattuglia e lanciò una bomba a mano con l’intenzione di mettere in fuga i militari. La detonazione uccise un tedesco e ne ferì altri due. Gli uomini, le donne e i vecchi arrivarono di gran carriera sul posto, armati di fucili da caccia e forconi, in soccorso del giovane e dopo un breve scontro, riuscirono a scacciare i nazisti. La riconquistata libertà durò però un attimo, la reazione tedesca non si fece attendere. Nel pomeriggio, un reparto motorizzato armato di mitragliatrici, giunse rapidamente nella borgata e la occupò. I nazisti saccheggiarono campi e case, inziando una vera e propria caccia all’uomo. Vennero catturati e rinchiusi uomini, donne, vecchi e bambini, sgomento e terrore si diffusero in tutto il paese.
Il mattino del 4 ottobre al comando tedesco di Castel San Vincenzo fu presa la decisione per la rappresaglia: sarebbero stati impiccati come monito, il Podestà di Fornelli e 5 uomini della frazione di Castello. Michele Petrarca, Giuseppe e Vincenzo Castaldi e Celestino e Domenico Lancellotta, che erano stati catturati il giorno prima, vennero prelevati e sospinti con violenza sul luogo dello scontro, dove era già stato portato il loro Podestà, l’avvocato Giuseppe Laurelli. Quest’ultimo fu accompagnato per primo al patipolo e secondo i resoconti dell’epoca si mostrò coraggioso e fiero, e il suo atteggiamneto fu di conforto agli altri fornellesi destinati all’impiccagione.
La vendetta fu compiuta, ma la crudeltà tedesca non era ancora terminata. I corpi senza vita dei sei martiri furono lasciati appesi sulle forche, solo una pia donna, dopo diversi giorni, approfittando di una distrazione delle sentinelle, riuscì a tagliare le corde e porre fine allo scempio.
L’eccidio di Fornelli altro non fece che alimentare in numerosi abruzzesi e molisani l’intenzione di battersi attivamente contro il nazifascismo e la voglia di entrare a far parte del movimento resistenziale, seguendo l’ideale di libertà rappresentato dai sei martiri.

Bibliografia:
Federico Orlando, I Martiri di Fornelli. Una storia sconosciuta della resistenza italiana, Telesio, 1978.