Il toccante chiaroscuro di una…Famiglia all’improvviso

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Sei anni fa Quasi Amici, storia di un ricco paraplegico salvato dalla verve di un ragazzone piombato lì quasi per caso, commosse il pubblico francese e trasformò Omar Sy in una stella di prima grandezza.
Sull’onda di quel successo si inserisce Famiglia all’Improvviso, firmato da Hugo Gelin (classe ’80), figlio d’arte alla sua prima vera prova del nove.
Demain tout commence (titolo originale) è già campione d’incassi in Francia e in queste settimane è alla prova delle sale italiane con il nome di Famiglia all’Improvviso, istruzioni non incluse.

La pellicola racconta le vicissitudini di Samuel, p.r. di successo che si gode la vita al massimo tra donne, party esclusivi e yacht, finché una vecchia fiamma (Clemence Poesy) gli sconvolge la vita lasciando tra le sue braccia una figlia che sembra piombata dal cielo. E’ solo il primo di tanti punti di svolta.

Famiglia all’Improvviso affronta temi sociali importanti, quali l’amore verso i figli, le responsabilità e la paura di cambiare in seguito ad un evento traumatico. Chi ha diritto di chiamare “figlio” un altro essere umano? E’ tanto importante il legame biologico? Ha ancora senso parlare di minoranza gay nel 2017?

Il film ci dice senza mezzi termini da che parte stare e, anche se la legge la pensa diversamente in materia, prende le difese della figura paterna tout-court, con i suoi punti di forza e le sue fragilità.
Gelin non cerca soluzioni particolarmente innovative ma affida le fortune di questo film alla carica e all’energia di un vero entertainer, oltre che ad una scrittura a metà tra fiaba moderna e commedia anni ’90. Nonostante un dramma di fondo che affiora nel finale, siamo in pieno nel filone della commedia classica, con Omar Sy a suo agio nel ruolo di mattatore assoluto. La sceneggiatura è scritta apposta per lui, intorno a lui, per rafforzare la sua maschera scanzonata e sciupafemmine che all’occorrenza è pronta a stupire gli scettici.

Anche i personaggi che Sam incontra sul suo cammino non fanno che rafforzare questa tesi.
Il mondo gay, ad esempio, ne esce alla grande grazie al personaggio di Bernie, che insieme a Sam forma la più spassosa e atipica delle coppie di fatto. Il modo in cui i due si conoscono e poi il modo in cui poi le cose si evolvono è di per sé un bello schiaffo all’omofobia.
Detto ciò, il film resta una commedia, pertanto non racconta quanto è dura crescere un figlio “quasi” da soli, non si sofferma sul dramma del lavoro (come avveniva ad esempio per La Ricerca della Felicità dell’accoppiata Muccino/Smith), piuttosto punta a far riflettere sul valore dell’improvvisazione, sulla casualità della vita, sui corsi e ricorsi e sull’importanza del sorriso.
I personaggi sono perfettamente caratterizzati e il film è un cerchio chiuso, godibilissimo, dolceamaro. Come reagirà la critica è un mistero, ma il successo di pubblico è assicurato, perché come si dice: “Gente allegra, Dio l’aiuta”.

Famiglia all’Improvviso, istruzioni non incluse in programmazione al Cinema Maestoso di Campobasso

di Giuseppe Piacente (Copy-Isteria)