Sullo stesso marciapiede. Premio Cesare Pavese 2017 al giovanissimo Antonio Tartaglia

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antonio tartaglia

di Mario Tanno

E’ molisano il vincitore del Premio Cesare Pavese 2017 nella sezione “Pavese Giovani ”. Antonio Tartaglia, figlio di Leonardo di Ripalimosani, medico nell’ospedale Cha Foncello di Treviso, ha ricevuto il prestigioso riconoscimento con il racconto “Sullo stesso marciapiede”. Antonio dopo il liceo si è iscritto a Psicologia a Padova e ogni estate torna a Ripalimosani (CB) con la famiglia dove ad attenderlo c’è ancora nonna Lucia, che ha quasi 102 anni. Ama scrivere racconti legati al proprio vissuto non disdegnando un po’ di fantasia e di creatività.

Il Premio Cesare Pavese, giunto alla XXXIV edizione, si tiene a Santo Stefano Belbo (CN), paese dello scrittore; ogni anno premia gli scrittori e gli intellettuali che hanno saputo trasmettere il legame con il territorio, il valore dell’impegno civile o fornire punti di vista stimolanti su tematiche attuali. Il Premio ha una sua rilevanza perché  è andato, anche in passato, a scrittori di fama nazionale e ad altri personaggi importanti conosciuti nel mondo della cultura.

Il racconto è costruito intorno alle riflessioni di un giovane che, dopo l’esame di maturità, vive una crisi esistenziale di cui percepisce l’incerto esito. “La fine della maturità si era portata via tutto quello che era stato fino allora. L’idea che mi ero fatto di me in quel momento era quella di un cavaliere ariostesco che vagava qua e là senza alcuna meta prefissata”. Ma un incontro inatteso sembra essere l’elemento che può forse segnare l’inizio di una svolta e di un riscatto nel suo travagliato percorso. L’incontro con uno stravagante personaggio avuto per caso, appunto “sullo stesso marciapiede” incuriosisce il giovane che lo segue, lo tallona insistentemente. Avviene così l’incontro tra due solitudini, una giovanile, l’altra avanzata negli anni.

I dialoghi che ne scaturiscono riguardano le problematiche attuali di un mondo che va a rotoli, della società che uccide la natura, delle pubblicità che creano caos, dell’incomunicabilità dell’uomo che porta in sé un senso di inadeguatezza e di insoddisfazione, di temi filosofici di cui il giovane cerca di farne tesoro. Una cosa, però, unisce le loro sensibilità: la bellezza dell’arte, con particolare riferimento alla musica, l’unica che può salvare entrambi da eventuali ricadute.

Il racconto è scritto bene e ti tiene col fiato sospeso fino alla fine.