C’erano una volta Antonio, Michele e Pasquale…che fine hanno fatto i nomi tradizionali?

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nomi bambini

Nomina sunt consequentia rerum, dicevano gli antichi romani ritenendo che i nomi fossero preesistenti e che estrinsecassero delle qualità degli oggetti o delle persone denominati.  Un’altra locuzione latina, Nomen omen, significa che nel nome di una persona è racchiuso il suo destino, stante la credenza presso quei popoli secondo cui attraverso il nome si poteva prevedere il futuro.

Credenze a parte, la scelta del nome dei propri figli è oggi, come per il passato, un fatto molto importante. I nostri antenati non avevano dubbi: bisognava rilevare il nome dei nonni, anche quando non proprio bellissimi. Il bisogno di assicurare una discendenza familiare attraverso il nome degli avi era superiore a qualsiasi altra necessità e dal nome (e cognome) del capostipite dipendeva la sopravvivenza della famiglia. In taluni casi, per non rischiare che un avverso destino impedisse magari all’unico nipote di portare avanti il marchio di famiglia, se ne tramandava il nome a tutti i figli primogeniti maschi. Così in una famiglia si potevano contare numerosi Antonio, Giuseppe, Michele o Pasquale.

Era dunque importantissimo che uno dei figli maschi desse alla luce almeno un figlio maschio a garanzia della continuità della famiglia trasmettendo quello stesso nome nel tempo di padre in figlio. Ed ecco perché la nascita di una figlia primogenita non era salutata con grande entusiasmo. Quello di tramandare il nome di padre in nipote è una consuetudine ancora molto sentita soprattutto nelle piccole comunità contadine, le cui famiglie appaiono ancora saldamente ancorate alla cultura del passato e si guardano bene dal tradirla (pena anche l’essere diseredati). Quello dei nipoti che portava il proprio nome, investito di cotanta responsabilità, era di solito anche suo pupillo e il nonno non disdegnava di ostentare con orgoglio una certa preferenza per lui, sancita spesso da un consistente lascito testamentario. Anche le nonne ci tenevano a sopravvivere nei nomi delle nipoti, donando loro collane ricevute dalle proprie nonne o pezzi di dote.

In tempi più recenti invece è successo qualcosa di nuovo. Pare che nelle scuole di ogni ordine e grado siano letteralmente scomparsi nomi tradizionali un tempo molto usuali. Così, se proprio il padre si chiama Giuseppe, Giacomo o Giovanni meglio trasformarli per i propri figli in Josef, James o Ivan. Insomma, il nome resta ma non sa di antico, di biblico, di troppo obsoleto. Conquistati da un po’ di esterofilia, dare il nome che suona bello ed importante è senz’altro preferibile. Anche il nome di Maria, in onore della Vergine e che per questo sembrava dare una consacrazione a colei che lo riceveva (anche in unione ad altri nomi) oggi è diventato molto raro e magari se ne preferisce la traduzione ebraica di Miriam.

Non è più neanche ipotizzabile che tra le bimbe si trovi un nome come Concetta, Rosaria, Incoronata, Assunta, Immacolata. I nomi più in voga sono quelli dal suono soave come Jasmine, Jessica, Sofia, Giada, Martina o Daniel, Manuel, Gabriel, Oscar, Martin, Kevin per i maschietti. Neanche i nomi degli eroi mitologici sembrano più appropriati a bambini di nuova generazione: Ulisse, Enea ed Achille sono nomi pesanti e superati. Non si guarda più neanche tanto al calendario per dare il nome del santo del giorno di nascita o la prossimità ad un evento religioso come la Pasqua o il Natale (Pasquale/Pasqualina, Palma o Palmina, Natale o Natalina).

Le mode poi impongono di essere originali, imitando magari anche i vip che, a rimarcare l’appartenenza ad un mondo distante dai comuni mortali, escogitano nomi inediti e suggestivi per i propri figli (con risultati per la verità non sempre eccezionali!).

Siccome dietro un nome c’è sempre una storia, la scelta può cadere anche su personaggi reali, magari beniamini del cinema o dello sport, o anche di fantasia, che ci hanno particolarmente ispirati. I più raffinati guardano invece al significato etimologico dei nomi.

Mia nonna diceva che non esistono nomi brutti, il nome bisogna saperlo portare. E forse anche questo può esser vero.

Qualunque sia il motivo della scelta di un nome, è comunque giusto scegliere per i nostri figli quello che più ci piace perché, anche se non sapremo se poi piacerà a nostro figlio, il nome non è poco importante. E anche sui nomi “de gustibus non est disputandum”, quindi non è corretto contraddire i gusti altrui. Anzi è giusto sentirsi liberi di sceglierli, senza sentirsi obbligati dalla tradizione a sceglierne uno che non ci soddisfa. Un tempo si facevano molti figli e a qualcuno il nome che avevamo in mente potevamo darlo, mentre oggi se ne fanno pochi e non abbiamo molte chanche. Inoltre, così come le parole del vocabolario, anche i nomi di persona possono cadere in disuso, essere giudicati obsoleti e per questo sostituiti da nuovi, ritenuti più adeguati ad un mondo dove per quelli antichi non vi è quasi più spazio. Così scegliere di non tramandare il nome del padre non è mancanza di amore e rispetto verso il proprio genitore, ma forse solo segno di tempi che inesorabilmente cambiano. Se poi è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi, è sempre possibile che tra qualche tempo tornino ad essere originali!

Articolo di Emilia Tanno