I RITI MAGICI E IL MALOCCHIO, ANCHE QUESTO É MOLISE

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I RITI MAGICI E IL MALOCCHIO, ANCHE QUESTO É MOLISE

Nel dibattito ormai molto di moda sul Molise che esiste o non esiste, chi propende per la sua esistenza lo fa richiamando le bellezze che contraddistinguono questa regione, le sue bellezze, la sua cucina e le sue tradizioni, tante e di diverso tipo. Sono le tradizioni a formare l’identita di un territorio e delle sue genti. E tra le varie tradizioni, se così vogliamo chiamarle, c’é anche l’antica pratica del “malocchio” che, seppur smontata dagli scetticismi moderni, resiste tenace in molte comunità molisane. Tramandata di generazione in generazione, questa curiosa credenza incuriosisce ed affascina ancora molte persone. Non solo anziani che sono stati educati sin da bambini a queste pratiche, ma anche giovani e adulti, che pur faticando ad ammetterlo, non ne negano in fondo in fondo un alone di credibilità.
Sono residui di concezioni primitive, ma ancora praticate. Un diffuso tipo di superstizione è la pratica “magaria”, ovvero il malocchio o per molti la fattura. Ne abbiamo chiesto lumi alla signora Giuseppina, un’anziana di oltre ottant’anni di un piccolo paese della provincia di Campobasso, che ci riporta la sua conoscenza in merito all’argomento. Stando al suo racconto nelle prime magarie, si usavano filtri magici raccolti in casa, tra cui strani uccelli, di preferenza gufi e pipistrelli imbalsamati oppure oggetti orientali . Racconta Giuseppina “chi praticava “la magia” si vantava d’essere capace di predire il futuro, leggendo il destino dal palmo della mano o attraverso i tarocchi. Le clienti di solito erano ingenue donne, soprattutto madri di ragazze desiderose di “accasarsi” o abbandonate dai propri fidanzati e desiderose di innamorarsi. Una pratica ritenuta ad effetto imminente era quella di far bere al giovane a sua insaputa qualche goccia di sangue della ragazza, sciolta in una bevanda. Vi racconto qualcosa, ma diversi sono i comportamenti che si mettevano in atto, tutto per un solo scopo: allontanare il male. Oggi invece tutto questo è scomparso, non si crede più a niente. I miei nipoti al mal di testa preferiscono il farmaco. – continua a spiegare- ma io di nascosto inizio il rito tradizionale, per scacciare il male”.
Prende un piatto, attinge un po’ d’olio posto in un cucchiaio e ne fa cadere una goccia. Se al contatto con l’acqua l’olio si dissolve abbiamo la certezza dell’adocchiamento. La pratica si dice conclusa con la formula magica. La “formula” bisbigliata durante la procedura, viene trasmessa da una fattucchiera all’altra durante la messa natalizia di mezzanotte.
Si crede che il malocchio possa essere di diversi tipi, ovvero inviato per diversi fini e causato da diversi sentimenti come l’invidia, la gelosia, l’amore possessivo e passionale. L’ammaliatore si avvale del proprio sguardo per inviare le energie negative e completare le opere a danno della vittima, uno sguardo intenso e ossessivo. Lusinghe o insulti sono spesso il segno caratteristico di “quest’arma”. Si considerano sintomi del malocchio mal di testa, sonnolenza, un senso di svuotamento e perdita di energie. Quando si tratta di un malocchio a scopo di “amore” la persona proverà un pensiero fisso, quasi ossessivo verso colui o colei che lo sta “affascinando”, avrà litigi e contrasti con il partner attuale e spesso le notti potranno essere accompagnate da sogni che riconducono all’ammaliatore.
Oggi l’esistenza del malocchio viene sempre più messa in discussione, anche se come disse il grande Eduardo De Filippo “Essere superstiziosi é da ignoranti, ma non esserlo porta male”.