INCONTRI ON LINE, TRA DIPENDENZA E ONNIPOTENZA

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INCONTRI ON-LINE, TRA DIPENDENZA E ONNIPOTENZA

Sarebbe bello incontrare e conoscere una persona come accade nei film, magari con un fortuito incontro in biblioteca. Ma oggi, un po’ perché le biblioteche non sono poi tanto frequentate e un po’ perché sono cambiate le modalità di approccio all’altro, è sicuramente un altro il luogo prediletto di incontro: la chat.

Oggi, infatti, ci si incontra spesso online. C’è chi di questi incontri virtuali riporta un’esperienza positiva, chi invece racconta la propria delusione, proprio come accade negli incontri reali. Comunicare in chat ci permette di esistere in modo anonimo, attraverso uno pseudonimo o nickname. Ciò che entusiasma e spinge a stare online è proprio la possibilità di giocare con la propria identità e di mostrare solo gli aspetti di sé ritenuti interessanti. Tutto ciò contribuisce al superamento illusorio dei problemi che si verificano nella vita di relazione nel mondo reale.

Vi sono, tuttavia, delle differenze nell’approccio alla chat tra i due sessi. Le donne chattano per fare nuove amicizie, perché sono reduci da un’esperienza negativa e considerano la chat un luogo di “ascolto”, dove le loro sofferenze, i loro bisogni vengono accolti in un modo veloce e “privato”. Gli uomini, per lo più quando dall’altra parte del monitor c’è una donna, richiedono subito foto e  numero di telefono. Man mano che si va avanti nella conoscenza i “chattatori” arrivano a farsi sempre più confidenze ed iniziano a sentirsi sempre più vicini e ad affezionarsi. L’innamorato virtuale crede di sapere cosa l’altro pensa, ha la sensazione di conoscere tutto della sua vita, del suo passato e del suo presente. Una fotografia ricevuta via e-mail è sufficiente a convincersi di conoscere bene anche l’aspetto fisico dell’interlocutore. Ci si innamora dell’idea che ci si è fatti dell’altro e delle parti di sé proiettate. Quando si decide di incontrare l’altra persona arriva puntuale la grande delusione. Sul web avvengono incontri e molto meno “relazioni”.  Quando si inizia a sperimentare il mondo virtuale, le connessioni si fanno sempre più frequenti e più lunghe, diventano un rimedio in grado di placare le sensazioni dolorose. Tale dipendenza viene denominata IAD (Internet Addiction Disorder). Naturalmente non tutte le persone che usano Internet ne diventano dipendenti. Il profilo psicologico della persona a “rischio” rivela una spiccata sensibilità, tendenza ad isolarsi e ad evitare di esporsi al contatto sociale. Tali persone sono maggiormente a rischio perché la chat permette loro di vivere ciò che nella vita reale non riescono a fare, ossia sperimentano una condizione illusoria di onnipotenza del tipo “posso essere tutto ciò che desidero”. L’utilizzo di una chat per tempi lunghi può procurare una frammentazione della percezione del sé, si crea una confusione nella distinzione tra il mondo reale e quello virtuale, non si comprende più cosa fa parte realmente di sé e cosa è possibile sperimentare solo virtualmente.  Ci si deve avvicinare alla nuova tecnologia con cautela, limitando il tempo trascorso online e integrando esperienze di comunicazione reale, cercando di sperimentare se stessi nel “vis a vis”.