La solidarietà parte dalle classi basse: i poveri aiutano più dei ricchi

Anche chi non possiede nulla può riuscire a donare? Dal punto di vista burocratico è impossibile da dimostrare, ma nella realtà quotidiana pare sia il contrario e gli studi condotti presso l’Università di Berkeley lo dimostrano.

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povertà

Riuscire a dare qualcosa significa poter contare sia sulla propria disponibilità economica, ma anche sulla propria volontà nel compiere un gesto. Si può dare ogni giorno nella quotidianità delle relazioni rendendo semplice e immediato tutto quello ciò che, spesso, si trasforma in una relazione di forza tra chi può dare e chi deve solo ricevere. Per questo non è facile dare senza che il dono si trasformi in qualcosa di innaturale.

Una ricerca condotta dall’Università di Berkeley dimostra che la generosità è un valore che appartiene più a coloro che fanno parte di una classe sociale bassa che ai miliardari. E questo perché, probabilmente, chi ha poco da perdere si fida di più, e la fiducia è un elemento necessario quando si dona qualcosa a chi non si conosce personalmente. La fiducia nel prossimo e la generosità sono valori che viaggiano all’unisono: chi ha l’uno possiede anche l’altra, indipendentemente da status sociale e cultura di appartenenza.

Il ricercatore Paul Piff, esperto americano di psicologia sociale, sottopone 115 volontari a un “trust game“, uno dei tre principali test della teoria dei giochi, dimostrando che proprio chi è meno abbiente è disposto a rischiare per aiutare economicamente l’altro, pur non conoscendola e non sapendo come userà quel denaro.

Nel povero manca la paura di perdere tutto, che è tipica dei ricchi. Piff conduce il seguente esperimento: chiede ai volontari di decidere se donare o meno a degli sconosciuti 10 gettoni di presenza, che al termine dell’esperimento verranno convertiti in denaro. I più generosi risultano essere proprio i più poveri, mentre i soggetti volontari benestanti, educati dalla famiglia alla diffidenza, tengono per se stessi la maggior parte dei gettoni. In particolare, il 2,1% degli intervistati ricchi dichiara di voler donare buona parte dei propri soldi, contro il 5,6% dei volontari di basso ceto.

Le azioni a corrispettivo sociale sono un antidoto contro la diseguaglianza sociale; esse mirano a bilanciare, nei limiti che è possibile, i rapporti di potere così che “dare e ricevere” possano diventare un bene a disposizione di tutti.