Ci dice addio la “mamma” delle pigotte Unicef

È di qualche giorno la notizia della morte di Jo Garceau, la "mamma" delle pigotte del progetto Unicef

Jo Garceau era nata negli Stati Uniti, da padre francese e madre pellerossa della tribù del Cherokee. Agli inizi degli anni ’80 Jo, approfittando del fatto che disegnava e dipingeva molto bene, decise di presentare un progetto per aiutare i bambini meno fortunati del Terzo Mondo e pensò di farlo attraverso la vendita benefica delle pigotte. Le pigotte sono delle bambole di pezza create a mano per sostenere l’infanzia nei paesi in via di sviluppo mentre un tempo il termine, in varie zone della Lombardia, indicava una bambola di pezza fatta in casa, con materiali poveri, in genere avanzi di tessuto e lana.

Nel 1988 Jo Garçeau, membro del Comitato Unicef di Cinisello Balsamo, creò la prima Pigotta a scopo umanitario. Da allora chiunque può creare una di queste bambole in modo autonomo. Ogni Pigotta è corredata di una cartolina identificativa e viene adottata. Chi adotta una Pigotta contribuisce a tutte le attività che l’Unicef svolge a favore dell’infanzia, quali vaccinazioni, alimenti terapeutici contro la malnutrizione infantile. In 18 anni, sono stati raccolti 27 milioni di euro attraverso la vendita delle pigotte. Il progetto è stato possibile anche grazie all’intervento di Daniela Gasparini, all’epoca assessore alla Cultura che approvò il progetto con entusiasmo. Grazie alla “mamma” delle pigotte si è potuto contribuire, a livello nazionale, ad aiutare tantissimi bambini in difficoltà attraverso un semplice gesto, soprattutto grazie alle migliaia di scuole coinvolte e ai docenti che hanno fatto si che il progetto venisse conosciuto anche nelle famiglie degli studenti. Un grande grazie a Jo Garceau e un riconoscimento infinito per ciò che ha lasciato.