Che donna sei? Esattamente quella che volete che io sia

femminicidio

Il 25 novembre si celebra un giorno difficile per le donne. Oggi, infatti, è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne che l’Onu ha istituito nel 1981, quasi quarant’anni fa. La vergogna che oggi dovrebbe montare nelle coscienze di tutti è nei numeri che si leggono ogni giorno e che raccontano gli abusi, la violenza, la segregazione di tantissime, troppe donne. Oggi, più o meno dappertutto, nelle scuole, nelle piazze, nei teatri, ci sono eventi che parlano di femminicidio. Ci sono scarpe rosse sparse qua e là, non casualmente abbandonate, a simboleggiare il sangue delle vittime che tutti i giorni viene versato per mano di un compagno, di un marito, di un padre violento. Qualcuno sui social dice che oggi è la giornata delle donne che sbattono o che cadono dalle scale. Quanto si tace ancora!? Tantissimo.

Il 25 novembre si celebra un anno difficile per le donne. Dall’inizio del 2019 in Italia sono state uccise 95 donne. Novantacinque è un numero da strage. Eppure quasi ogni tre giorni ci sentiamo raccontare che è morta una vicina, una ex compagna di banco, la commessa del negozio dove andavamo sempre a fare la spesa, quella ragazza tanto carina che portava il bimbo al parco. Non accade sempre agli altri. Il femminicidio non è qualcosa che non ci riguarda. Succede alle persone vicine a noi e non ce ne accorgiamo o giustifichiamo o ancora pensiamo non siano cose che ci riguardano. Del resto ci hanno insegnato che i panni sporchi si lavano in casa. Scardiniamo questi tabù. Non è possibile morire per amore, per fiducia e per silenzio.

Il 25 novembre si celebra una vita difficile per le donne. Sempre in gamba e sempre un passo indietro. Una vita nella quale bisogna essere all’altezza delle aspettative di tutti. Altrimenti che donna sei. La parola femminicidio fino a qualche decennio fa non esisteva. Si moriva e basta. Adesso si muore lo stesso, forse anche di più, ma morire in quanto donna non è possibile e non è giusto!