Le vittime di tratta e lo sfruttamento delle minorenni in Italia

L'analisi dell'IOM43 e di altre organizzazioni internazionali ritengono che la maggior parte delle ragazze nigeriane giunte in Italia sia destinata alla tratta. Valutazione che è in linea con le evidenze raccolte dal progetto Vie d'Uscita che da gennaio 2016 a marzo 2017 ha intercettato su strada 655 ragazze nigeriane minori o neo maggiorenni.

Tratta e traffico, spesso, sono due fenomeni interconnessi. Sebbene il traffico di minori, smuggling, in via teorica si distingua dalla tratta per via del denaro che il minore corrisponde al trafficante per entrare irregolarmente nel Paese di destinazione, le principiali inchieste confermano che, nella maggior parte dei casi, la tratta di minori è perpetrata attraverso gli stessi canali e con le stesse strategie criminali utilizzate per il traffico di minori. Già durante il viaggio verso il Paese di destinazione, il minore subisce violenze e forme di coercizione sia da parte dei trafficanti che di numerosi altri soggetti, più o meno coinvolti nell’organizzazione dei flussi migratori irregolari (come ad esempio, agenti di Polizia transfrontaliera corrotti, oppure bande criminali).

Potremmo dire che la tratta di persone si compone di 3 elementi tipici: la condotta e cioè il reclutamento, trasporto, trasferimento, ospitalità o accoglienza di persone, il mezzo, ossia l’uso della forza, la coercizione, l’abuso di potere, lo scambio di denaro o vantaggi per ottenere “il consenso” e infine lo scopo, ovvero lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o le prestazioni forzate, la schiavitù, l’asservimento o il prelievo di organi, mentre il traffico di minori indica il procurare l’ingresso illegale di una persona in uno Stato di cui la persona non è cittadina o residente al fine di ricavare un vantaggio finanziario o materiale.

Nel 2016 gli arrivi via mare di minori soli provenienti dalla Nigeria sono stati 3.040, pari ad oltre il 197% rispetto al 2015 quando i minori nigeriani sbarcati sono stati 1.02241. Non a caso le minori rappresentano una quota importante del flusso e, sebbene alla fine del 2016 le strutture di seconda accoglienza abbiano segnalato la presenza al loro interno del 40% del totale dei minori nigeriani la percentuale reale dei presenti sul territorio potrebbe essere molto più alta considerando, da un lato, la prassi tra le minori nigeriane di dichiararsi adulte al momento dello sbarco. Le analisi dell’IOM43 e di altre organizzazioni internazionali ritengono che la maggior parte delle ragazze nigeriane giunte in Italia sia destinata alla tratta, infatti anche il progetto Vie d’Uscita, da gennaio 2016 a marzo 2017, ha intercettato su strada 655 ragazze nigeriane minori o neo-maggiorenni. Segnatamente al profilo delle vittime per il 2016 è stata osservata una progressiva trasformazione del profilo delle minori: le vittime sono sempre più giovani, scarsamente scolarizzate e sempre più povere. Si tratta prevalentemente di ragazze tra i 15 e i 17 anni, con una quota crescente di bambine tra i 13 e i 14 anni, il cui reclutamento avviene a Benin City, nelle aree rurali e nei villaggi più remoti.

L’adescamento avviene tramite la proposta di un lavoro in Europa, proveniente, il più delle volte, da persone di loro conoscenza che, facendo leva sulle prospettive di arricchimento, promozione sociale e autonomia derivanti dalla mobilità in Europa, ingannano le ragazze indirizzandole verso un viaggio che sin dall’inizio si configura come merce dei trafficanti. La forte deprivazione familiare vissuta da molte di queste ragazze e la fragilità dei loro riferimenti parentali fa sì che spesso le ragazze cadano vittime di veri e propri inganni perpetrati attraverso i riti vodoo che sono una delle forme di magia più pericolose. Il rito nasce in Nigeria durante il quale vengono prese parti del corpo di ragazze ad esempio unghia, capelli, peli, e vengono unite insieme a foto delle ragazze o della loro famiglia. Il materiale viene poi affidato ad un santone che renderebbe efficace tutto questo. Le ragazze vengono costrette dai loro “padroni” a fare ciò che viene loro proposto per il bene della famiglia, affinché non possa accadere, ai propri cari, nulla di male.

Per le minori provenienti da contesti fortemente indigenti e deprivati, soprattutto per le primogenite orfane di madre, l’opzione della mobilità verso l’Europa assume i tratti di una scelta dolorosa, ma necessaria e spesso percepita come priva di alternative. Molti sono i progetti in corso che mirano ad aiutare le vittime di tratta in modo tale da restituire la vita alle che le donne vittime di questo spregevole reato, con lo scopo di aiutarle a costruire una nuova vita e sottrarsi ai loro sfruttatori.