Sudan. Anni di lotte contro pratiche ancestrali, la luce in fondo al tunnel

Nei giorni scorsi, il nuovo governo del Sudan ha istituito la legge che rende reato le mgf. Una grande vittoria da parte delle attiviste per i diritti delle donne

Qualche giorno fa, in Sudan, è accaduto qualcosa di sorprendente, segno di dure lotte contro il sistema. Finalmente una nuova legge criminalizza le mutilazioni genitali femminili, una pratica dannosa che viene effettuata ancora su 9 donne su 10. Il Sudan entra in nuova era per i diritti delle bambine e delle ragazze. Le mutilazioni genitali femminili sono un fenomeno ancestrale, soprattutto complesso. Bambine e ragazze che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e dannosi per la loro salute, oltre alla pesanti conseguenze psicologiche che vengono sempre sottovalutate.

Si stima che in nel mondo il numero di donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 125 milioni e si stima che ogni anno tre milioni di bambine sotto i 15 anni si aggiungano a queste statistiche. Gran parte delle ragazze e delle donne che subiscono queste pratiche si trovano in 29 Paesi africani, mentre una quota decisamente minore vive in paesi a predominanza islamica dell’Asia.

Secondo Unicef in Sudan subisce la mgf l’87% delle donne. Le associazioni che si occupano di difesa dei diritti delle donne pongono l’accento sul radicamento della pratica nelle comunità locali. In Sudan, così come in altre nazioni africane, la mgf è considerata necessaria per il matrimonio delle donne. Pochi giorni fa la decisione che ha messo al centro i diritti delle donne: per la prima volta il primo ministro Abdulla Hamdok ha nominato delle donne come ministri, agli Affari esteri, all’Istruzione superiore, al Lavoro e sviluppo sociale, alla Gioventù e sport.

Un passo importante in Sudan, un passo necessario per i diritti dell donne nel mondo.