La storia di Saepinum, un tesoro archeologico nei pressi di Campobasso

sepino

Situato nell’area del Matese, ricchissima di bellezze naturali che attirano centinaia di turisti, il sito archeologico di Altilia Sepino racconta la storia di Saepinum, antica città sannita.

Nel 293 a.C., durante la terza guerra sannitica, Saepinum venne conquistata dai Romani, guidati dal console Papirio Cursore. Dopo la guerra sociale del I secolo a.C., Saepinum diventò un municipio romano, ossia una città sottomessa a Roma, ma parzialmente autonoma dal punto di vista amministrativo. Da questo momento in poi, iniziò il suo processo di urbanizzazione e romanizzazione: la città del Sannio venne abbellita con numerosi interventi edilizi, e si nota la progressiva scomparsa del culto delle tradizionali divinità italiche.

Tra il 2 a.C. ed il 4. d.C., vennero innalzate le mura difensive di Saepinum: furono volute da Augusto, che chiese ai suoi figli adottivi, Tiberio e Druso, di edificarle. L’imperatore, infatti, non si occupava soltanto di organizzare lotterie per offrire preziosi omaggi ai suoi ospiti, ma anche di realizzare numerose opere pubbliche, sia a Roma che nelle città della provincia.

Originaria della città di Saepinum era anche la gens Neratia, una prestigiosa famiglia aristocratica che aveva legami di parentela con la dinastia imperiale, e che annoverò tra i suoi discendenti consoli, magistrati e governatori di diverse province.

Il sito archeologico 

I primi scavi nella zona dell’antica Saepinum iniziarono verso la fine dell’Ottocento, a cura di Ludovico Mucci. Solo nel dopoguerra, però, le operazioni di scavo divennero continuative: negli anni ’20 l’archeologo Amedeo Maiuri invocò la ripresa dei lavori nelle sue pubblicazioni, e negli anni ’50 fu riportato alla luce il foro di Saepinum, oltre che parte della sua cinta muraria.

Negli anni ’80 e ’90 le operazioni di scavo e restauro continuarono, fino a regalare al sito archeologico lo splendore che oggi conosciamo, e nel 1982 fu inaugurata una mostra documentaria al suo interno. Nel 2010, ulteriori operazioni di scavo hanno permesso di portare alla luce altre porzioni della cinta muraria.

È interessante notare che, durante gli scavi, le abitazioni contadine vennero conservate insieme ai resti del foro e del teatro, anche se in cattivo stato, e trasformate in laboratori di restauro o depositi.

Oggi il sito archeologico di Saepinum occupa circa 12 ettari. Le sue mura, costruite con la tecnica chiamata “opera reticolata”, sono state recuperate solo parzialmente, insieme a 19 delle numerose torri circolari. Sono state realizzate con una pietra calcarea proveniente dal Massiccio del Matese, e si sviluppano per circa 1270 metri.

Il transito da e verso la città era consentito da quattro porte ad arco, chiamate Porta Terravecchia, Porta Tammaro, Porta Benevento e Porta Bojano. Posizionate lungo le strade principali, dette cardo e decumano, erano decorate da immagini di barbari prigionieri, a sottolineare la supremazia di Roma.

Porta Bojano è la meglio conservata delle quattro porte: le operazioni di scavo per riportarla alla luce sono iniziate già negli anni 20. La sua chiave di volta è decorata con l’effigie di Ercole, mentre un’iscrizione, risalente ai tempi di Marco Aurelio, riporta disposizioni imperiali per i pastori.

Porta Benevento, invece, fu riportata alla luce negli anni ’50 e restaurata negli anni ’70: la sua chiave di volta raffigura una divinità maschile identificabile con Marte. Infine, di Porta Tammaro e Porta Terravecchia rimangono poche tracce.

A Saepinum c’erano ben due complessi termali. Il primo, chiamato Terme di Silvano, è situato nei pressi del foro, ma non è ancora stato portato completamente alla luce. Tuttavia, due iscrizioni hanno svelato agli studiosi che è stato ristrutturato tra il 352 ed il 357. Il secondo, situato vicino a porta Bojano, era forse riservato ai pastori dediti alla transumanza.

Del foro, risalente all’epoca di Augusto, si può vedere ancora la pavimentazione in basolato, ricostruita negli anni ’50, mentre del teatro, databile al I secolo d.C., rimangono l’ima e la media cavea, ossia le sezioni della platea riservate ai ceti più benestanti.

Altri elementi di interesse all’interno del sito archeologico sono la basilica forense, dove si tenevano riunioni pubbliche e attività giudiziarie, il macellum, una sorta di mercato, e la stupenda Fontana del Grifo. Fuori dalle mura sono stati rinvenuti due mausolei: quello di Caius Ennius Marsius, e quello di Publius Numisius Ligus.