Ostie ripiene di Agnone, tipica ricetta di Natale

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Le ostie ripiene di Agnone sono dette anche ostie prene, sono un dolce tipicamente natalizio e dato che ci avviciniamo sempre di più a questo periodo dell’anno, viene spontaneo parlarne.

La tradizione fa risalire la nascita delle ostie al peregrinare di un cavaliere errante che trovò, tra le mura di un convento benedettino di Agnone, l’ospitalità delle genti locali. Narrò ai conventuali le proprie battaglie con una superbia offendendo la fede e lo stile di vita dei monaci. Consapevole di aver offeso quell’ordine, chiese alle Clarisse di preparare un dolce da portare in segno di scusa e per rendere omaggio.

Si racconta che venne utilizzata un’ostia appena sfornata per raccogliere una noce caramellata caduta sulla dispensa, una Clarissa rimase stupita dall’aroma risultante e sorpresa della bontà dell’abbinamento, propose al cavaliere di realizzare un dolce a partire da quella gustosa alchimia che il caso aveva creato.

ostie di agnone (2)Per realizzare questo dolce è necessario avere l’apposito ferro che consentirà di realizzare le ostie, sembra molto simile a quello usato anche per le ferratelle, ma in realtà è molto più sottile.

In passato, dato che non c’erano né frullatori e né tritatutto, si cominciava già a novembre a schiacciare le noci, quindi a liberarle del mallo, poi a triturarle. La sera, dopo cena, accanto al fuoco, grandi e piccoli, lavoravano sodo a questo compito.

Le cialde sono sottili, fatte con farina, acqua, un pizzico di sale e un goccio d’olio. Una crema bianca, uniforme viene spalmata sul ferro rotondo e rovente e cotta. Il ripieno è qualcosa di raffinato, l’impasto è tremendamente gustoso: noci, mandorle tostate sgusciate e tritate, miele grezzo, zucchero, cioccolato fondente tritato, cacao amaro, cannella, chiodi di garofano, strega, punch a piacere e la buccia di una arancia tagliata a pezzettini.

Una ricetta apprezzata anche dal Pontefice Giovanni Paolo II, il quale, giunto ad Agnone per onorare gli artigiani della Valle il 19 marzo del 1995, riconobbe in Nino Labbate, mastro pasticcere, il mediatore della valenza culturale racchiusa nell’Ostia di Agnone.