San Giuseppe a Lucito, tradizione ma soprattutto solidarietà

C’è enorme rispetto in tutto il lavoro, in ogni gesto, verso ogni persona in questa giornata molto sentita a Lucito, piccolo comune molisano poco distante da Campobasso. Quella per San Giuseppe, il Santo capofamiglia per eccellenza, si vive in grande profondità, rinnovando un antico rito di vera solidarietà umana e sociale.

E’ la Società Agricola e Operaia, quella più antica risalente ai primi del ‘900, a darsi da fare perché il 19 marzo ci sia cibo per chiunque si affacci davanti al circolo, sulla via principale. Un tempo accorrevano persone da ogni dove, anche da lontano, perché era il giorno della generosità, quello in cui si poteva ottenere una bella razione di cibo in dono.

Quello che un tempo era un gesto di reale sostentamento alle persone povere, oggi è devozione al Santo che, come dicono le donne “Si festeggia da solo”. Sì, perché non ci sono spese per questa tradizione: tutti portano cibo o denaro per comprare ingredienti utili alla grande festa. Si scelgono i tre protagonisti, San Giuseppe, la Madonna e il Bambinello (due anziani e un bambino) che mangiano prima degli altri mentre attorno regna un rispettoso silenzio. Assaggiano in verità tutte e 13 le famose portate (con i piatti riempiti fino all’orlo) che vengono messe in tavola, l’avanzo viene collocato in un paniere che ciascuno di essi porterà a casa per far mangiare tutta la famiglia.

Una volta si sceglievano le famiglie più povere, con un gran numero di bocche da sfamare. E con il contenuto del paniere riuscivano a coprire anche una settimana di vitto. Oggi il cibo che viene preparato dalla settimana precedente è un valido motivo per condividere un forte momento di preghiera e solidarietà, per lavorare con il pensiero rivolto alla comunità unita davanti alla Sacra Famiglia.

Legumi, riso, pasta, baccalà e aringhe, lumache, verdura e altri vegetali. E poi le frittelle e le tipiche sfringe, biscotti realizzati in maniera assolutamente tradizionale ancora da tante famiglie. Una spesa a suon di decine di chili di roba, da pulire, preparare, cuocere, sistemare e distribuire.

Se la Sacra Famiglia, che mangia per prima, non ha terminato il pranzo nessuno tocca il cibo; al termine si fa una preghiera per ringraziare. Quindi tutti i tavoli si stendono perché in quattro e quattr’otto tutti sono a tavola per mangiare il cibo della tradizione e della devozione, in un clima di grande armonia e di allegria.

Questa è la festa di San Giuseppe a Lucito: un rito di dono e di semplicità, durante il quale chi ha di più e chi ha la forza fisica si fa servo per chi ha di meno. Per non perdere mai valori inossidabili che spesso l’odierna società dimentica.

(Riprese e montaggio di Gianluca Praitano)