A San Salvo si riaccende “Lu fóche de Sande Tumuássë”

L'evento sarà preceduto dal convegno “I fuochi di Natale nella terra di mezzo tra Abruzzo e Molise”

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fuoco di san tommaso

Sarà una intensa giornata quella da vivere a San Salvo oggi, 20 dicembre dalle ore 15.00 alle ore 21.00, con la tradizionale accensione del fuoco di San Tommaso (Lu fóche de Sande Tumuássë), evento mitico, arcaico e sempre ripetuto che sarà preceduto dal convegno che si terrà alla Porta della Terra nella sala Leone Balduzzi dal titolo “I fuochi di Natale nella terra di mezzo tra Abruzzo e Molise” per tentare di comprendere questo fenomeno nella sua complessità.

“Siamo fermamente convinti – commenta il sindaco Tiziana Magnacca – dell’importanza di sostenere e approfondire le tradizioni di San Salvo, che ha origini antiche, consapevoli come siamo che si devono creare occasioni per far conoscere alle future generazioni la ricchezza della nostra storia, con i suoi valori che non devono andare perduti. Per questa ragione invito i cittadini a sfidare le luci della notte e il freddo che verranno rischiarate e riscaldate con il fuoco di San Tommaso che dà luce e calore”.

L’evento, che sta a ricordare anche l’arrivo a San Salvo, la notte del 20/21 dicembre 1745, delle reliquie (provenienti da Roma) del Santo Patrono, San Vitale, affonda infatti le sue radici nelle civiltà dell’antichità così come, del resto, le torce cerimoniali (le ‘Ndocce), le farchie e i falò di vario tipo che si accendono tra il 24 e il 25 dicembre in molte delle località della valle del Trigno.

“L’edizione di quest’anno del fuoco di San Tommaso – annuncia l’assessore alla Cultura Maria Travaglini – si arricchirà proprio della presenza alcune ‘Ndocce con i tipici portatori, provenienti direttamente da Agnone, quale segno tangibile di radici culturali comuni nella terra di mezzo tra Abruzzo e Molise sul tema del fuoco”.

L’Amministrazione comunale e l’Assessorato alla Cultura hanno voluto introdurre il rituale del fuoco di San Tommaso con uno specifico convegno dal titolo: “I fuochi di Natale nella terra di mezzo tra Abruzzo e Molise”. Parteciperanno Domenico Meo (sul tema in generale e con qualche riferimento alle ‘Ndocce di Agnone), Riccardo Vincisori sull’esperienza delle Farchie di Montefalcone nel Sannio, Ernano Marcovecchio sulla tradizione della Farchia di Tufillo e lo storico Giovanni Artese sulla particolarità del fuoco di San Tommaso a San Salvo.

L’accensione del fuoco di San Tommaso sarà curata da don Raimondo Artese, parroco della Chiesa di San Giuseppe, che sarà preceduta con la sfilata dei cavalli lungo le strade cittadine con la Horsemen Team e il Circolo Ippico San Salvese. Nella chiesa di San Giuseppe la benedizione dei taralli di San Vitale e in piazza, le musiche e i canti di Lara Molino, della New Generation, degli Amici delle Tradizioni, del Coro del Centro Diurno Anziani, del Coro degli Alpini e della Scuola di musica Il Pentagramma.

Domenico Meo, studioso agnonese, peraltro è autore di una interessante pubblicazione: “Riti e feste del fuoco. Falò e torce cerimoniali in Molise”, edita nel 2008 da Volturnia Edizioni. La pubblicazione è costituita da un parte introduttiva sulle origini del fuoco e i suoi contenuti simbolici, da una parte centrale in cui si analizza il significato dei fuochi cerimoniali e di quelli del Molise in particolare ed una finale volta ad evidenziare i momenti e i legami del fuoco con le rispettive festività (San Antonio Abate, Carnevale, San Giuseppe, Settimana Santa, San Giorgio, San Pietro, San Michele Arcangelo, San Antonio da Padova, San Giovanni Battista, Sant’Anna, Ognissanti, San Martino, Vigilia di Natale, San Silvestro), con dettagli anche sui preparativi e le tecniche di costruzione delle pire e delle torce.

“L’accensione di falò e torce cerimoniali – sostiene Domenico Meo – costituisce dunque un tratto costitutivo e qualificante di tutto l’aerale euro-mediterraneo. Ed è questa la ragione del perpetuarsi di tali riti, pur con le inevitabili innovazioni, in una età, la nostra, assai lontana economicamente e culturalmente dalle civiltà agro-pastorali e comunitarie che li hanno prodotti”.