Donne vittime di violenza, uscire dall’incubo si può

In Molise tre centri antiviolenza: uno a Isernia, uno a Termoli e uno a Campobasso dove c'è anche la casa antirifugio che accoglie anche i figli delle donne che hanno subito soprusi accolte e supportate dal personale della cooperativa BeFree

Violenza Donne

Uscire dall’incubo della violenza di genere si può. Le donne che vivono un’esperienza difficile possono voltare pagina, definitivamente, attraverso un aiuto concreto, appositamente istituito e messo a loro disposizione. In Molise sono tre i centri antiviolenza istituiti nell’arco di appena tre anni, ben distribuiti sul territorio e tutti afferenti all’Ambito Territoriale Sociale di Campobasso che ne è il titolare. Ce n’è uno a Isernia, uno a Termoli e un altro, il primo nato, nel capoluogo, a Campobasso, dove è stata creata anche una casa rifugio. Realtà che funzionano, che funzionano bene, diventate un punto di riferimento per persone che subiscono violenza. A dire la verità il Molise non era partito con il piede giusto: per noi la solita maglia nera. Siamo stati infatti l’ultima regione d’Italia ad aprire un centro antiviolenza. Poi però le cose sono cambiate, quello che era quasi ‘un atto dovuto’ è diventa una sfida, una scommessa, un’idea che si è concretizzata grazie alla volontà delle istituzioni di certo, ma soprattutto grazie a chi questi centri li gestisce.

In Molise se ne occupano le operatrici della cooperativa BeFree, persone che fanno un lavoro in cui credono e che investono giornalmente sulla loro professione, cercando di perseguire ambiziosi obiettivi. Una strada in salita, sicuramente, ma sono i risultati che arrivano ogni giorno a dare ossigeno, a dare quella spinta giusta che è stata anche necessaria a far crescere il centro di Campobasso (che ha da poco compiuto tre anni) e ad aprirne altri due (nel 2018), uno a Isernia e un altro a Termoli per offrire un servizio più capillare, per andare incontro alle donne, per dare loro quel senso di vicinanza e di prossimità, di presenza, di cui hanno bisogno. Un vissuto pesante, dal quali vogliono fuggire, ma che spesso sembra impossibile potersi buttare alle spalle. E invece c’è “la pratica politica delle relazioni tra donne”. È questo il segreto o meglio l’approccio che utilizzano le psicologhe, le assistenti sociali, le avvocate, le mediatrici culturali, tutto il team che lavora all’interno di BeFree.

“Le accogliamo in un luogo di donne, dove viene rispettata la loro privacy – spiega Giuseppina Frate responsabile dei Centri – dove la loro storia è accolta, e l’ottica di genere declinata secondo il paradigma della differenza, guida la scelta dei percorsi che è sempre condivisa. L’obiettivo è l’Empowerment – continua Giuseppina Frate – come pratica di libertà e di assunzione di responsabilità. Lavoriamo con le donne alla riscoperta dei loro desideri, del loro valore. La violenza maschile può produrre crepe, rotture nella stima di sé, nell’autorappresentazione, oltre a sensi di colpa ingenerati dalla discrasia tra la relazione idealizzata e quella reale. E spesso se le donne decidono di interrompere la relazione violenta lo fanno anche per tutelare i figli”.

È un circolo vizioso, è un vortice di emozioni e paradossali situazioni nelle quali non è così difficile ritrovarsi, in quanto la violenza contro le donne è un fenomeno diffuso e strutturale, ma dalle quali può essere molto difficile uscire. Difficile, ma non impossibile tant’è che quasi tutte le donne a conclusione del percorso e grazie ai servizi offerti dalla cooperativa BeFree sono riuscite a trovare la loro ‘felicità’. Una seconda vita, un antidoto alla resa, al sentirsi donne e madri fallite.

“Sono donne che hanno bisogno di incoraggiamento, di un’iniezione di fiducia che permetta loro di credere in se stesse, in ciò che stanno facendo e di guardare avanti”. Forza e strumenti che arrivano dall’esperienza e dalla professionalità delle operatrici che lavorano con persone che hanno subito ogni forma di violenza, da quella economica a quella fisica passando per quella psicologica, la più diffusa.

“La violenza di genere è un fenomeno trasversale – dice Giuseppina Frate – che riguarda tutte le età, ceti sociali, gradi di istruzione. I dati ci indicano ancora un forte sommerso, anche in Molise, ma sono numeri che vanno letti considerando tanti fattori che incidono sulla scelta di denunciare. Intanto diciamo che dal 26 ottobre 2016, (anche se i centri di Termoli e Isernia sono stati aperti due anni dopo) nei tre centri molisani hanno avuto accesso 146 donne, 24 i minori ospitati nella casa rifugio, 11 i ragazzi che hanno usufruito del servizio minori. Donne e bambini inviati ai centri antiviolenza dalle forze dell’ordine, dai servizi sociali, dai servizi sanitari. Tante vittime di soprusi hanno chiesto aiuto in autonomia, perché stanche di sopportare. Donne che si sono rimboccate le maniche e con il sostegno delle professionalità presenti all’interno dei Centri hanno potuto dare una svolta alla loro vita, cambiarla in meglio. Molte di loro dopo aver preso coscienza della situazione e aver ricevuto il giusto supporto, hanno trovato un lavoro, hanno fatto rete con altre donne in difficoltà creando una preziosa catena di solidarietà, così forte da riuscire a guardare al futuro con gli occhi “di chi ce l’ha fatta, di chi ha raggiunto una felicità che sembrava così lontana”.

Lo dice con soddisfazione Giuseppina Frate, la stessa soddisfazione con cui sottolinea che il Molise, pur essendo stata l’ultima regione della Penisola a dotarsi di centri antiviolenza, ora ha strutturato il sistema inserendoli nel piano sociale regionale. Insomma un nuovo modo di impostare l’aiuto che permetterà di ragionare su tre anni e non più su uno solo, com’è stato finora, il che vuol dire programmare meglio gli interventi.

“Non esiste in Italia una regione che abbia fatto bene come il Molise – conclude la dottoressa Frate – è un fiore all’occhiello di cui possiamo essere orgogliosi”. Uscire dall’incubo della violenza di genere è diventata una possibilità più che solida anche in Molise. Basta varcare la soglia dei centri e tutto sarà più semplice, solo così si potrà ricominciare a respirare la vita.

Per maggiori informazioni è possibile contattare i vari centri: Campobasso in via del Castello 72 con il seguente numero 333.48.20.030; Isernia Piazza Marconi 1 con il numero 389.44.51.838 o inviando una mail a befreemolise.isernia@gmail.com; a Termoli in via Montercarlo 49 con il recapito 327.82.96.705 o inviando una mail a befreemolise.termoli@gmail.com. Per avere ulteriori informazioni sulla cooperativa che gestisce i centri è possibile consultare il sito befreecooperativa.org.