In aumento la violenza sui minori. Le principali vittime sono le bambine

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Sfruttamento, maltrattamenti, abusi sessuali. La violenza miete sempre più vittime, soprattutto fra i bambini. I dati del dossier “Campagna Indifesa di Terre des Hommes” dicono che nel 2017 in Italia  i reati sui minori sono stati 5778, l’8% in più rispetto all’anno precedente. I dati raccapriccianti riguardano soprattutto le bambine e le ragazze, che sono l’82% dei minori che entra nel giro della produzione di materiale pornografico, l’80% delle vittime di violenza aggravata, il 78% delle vittime di corruzione di minorenni al di sotto dei 14 anni.

La violenza sui minori si esercita soprattutto tra le mura domestiche: 1723 sono stati i casi di maltrattamenti registrati nell’ultimo anno. E spesso sono i familiari che abusano di mezzi di correzione o disciplina.

Il dossier rivela pochi dati incoraggianti: soltanto la prostituzione minorile è in calo. Tuttavia la tratta a scopo di sfruttamento sessuale coinvolge un numero sempre più alto di straniere. In particolare sono le nigeriane minorenni che subiscono i maggiori soprusi. Alle organizzazioni umanitarie presenti nei luoghi di sbarco molte ragazze dichiarano di non aver mai avuto rapporti sessuali, di non conoscere l’esistenza di contraccettivi e non sanno in cosa consista la prostituzione che dovranno svolgere per ripagare i debiti. L’Organizzazione Italiana per le migrazioni (Oim) ritiene che l’80% delle migranti arrivate via mare nel 2016 siano costrette a prostituirsi.

L’analisi diventa ancora più preoccupante se consideriamo la violenza sommersa. Vale a dire la violenza non quantificabile, quella invisibile. È la condizione di chi non ha la forza di denunciare, di parlare o il coraggio  di chiedere  aiuto. E questo perché si teme il giudizio negativo, si è convinti di non essere capiti, creduti o addirittura di essere complici. In molti casi la violenza si accompagna alla rassegnazione. Nel caso dei minori, le conseguenze possono essere devastanti: provoca condizioni di estrema vulnerabilità emotiva, che nel tempo può trasformarsi in bassa autostima e depressione.

L’esposizione continua alla violenza può portare a uno sviluppo distorto dell’immagine del sé, a condotte antisociali, a disfunzioni nelle emozioni e alla messa in atto di comportamenti dissociativi. Inoltre la violenza favorisce l’alterazione della percezione, conduce a una mancata comprensione degli stati emotivi e delle intenzioni altrui. I minori vittime di maltrattamenti e abusi vanno incontro a due sentimenti che tendono ad opprimerli: il senso di colpa e la vergogna. E quindi il bambino tenderà a nascondersi e ad interrompere la comunicazione. La considerazione che avrà su di sé sarà quella di un bambino malvagio, cattivo o ridicolo, e l’altro sarò visto come controllante, minaccioso e rifiutante. Inoltre, i bambini che hanno alle spalle una storia fatta di violenze e abusi hanno una maggiore probabilità di ripetere quei modelli.

Gli strumenti adottati fino ad ora non sono stati sufficienti per arrestare la violenza sui minori. E allora bisogna ascoltare e monitorare, perché senza dati attendibili e senza l’ascolto del territorio e dei ragazzi e delle ragazze, non si possono orientare politiche e programmi di intervento. È necessario coinvolgere la scuola e tutta la società civile nei programmi educativi, per formare cittadini consapevoli, in grado di superare gli stereotipi di genere, utilizzando nuovi linguaggi e nuove modalità di intervento.