Faccia a faccia con le dipendenze: tavola rotonda al consultorio diocesano

Fare rete, fare rete e ancora fare rete per sconfiggere il fenomeno negativo

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Insieme come società è possibile distruggere il mostro droga. Questo il filo rosso che ha accomunato gli interventi dei relatori presenti alla tavola rotonda promossa dal consultorio diocesano Amoris Laetitia. Il coordinatore e moderatore Francesco Di Nucci ha presentato Re-esistenze: dipendenze e relazioni sociali il tema scelto nel mese del benessere psicologico. L’emergenza droga e dipendenze si sta facendo sentire ora più che mai nella regione e in molti si sentono chiamati in causa per combattere e intervenire.

Un problema dilagante che, in base ai numeri, alle statistiche e alla loro conoscenza, ha portato enorme preoccupazione verso gli adolescenti e i giovani. Spinti dalla voglia di conoscenza di un mondo diventato mondo dell’apparenza i ragazzi sono pronti a fare di tutto pur di entrare a far parte del gioco. Come ha tenuto a sottolineare Nicola Malorni presidente dell’ordine degli psicologi: “Si sta vivendo un disagio sociale e culturale in cui si educano i ragazzi a drogarsi di qualsiasi cosa: le dipendenze patologiche sono più che mai legate alla cultura del consumo e a un desiderio irrefrenabile e immediato”.

L’aspetto clinico delle dipendenze patologiche è stato trattato minuziosamente per far capire come non siano sole le sostanze stupefacenti il problema di una società malata, ma qualsiasi altra forma di dipendenza, dall’alcol alla ludopatia. Tanti sono i fattori che spingono i giovani ad avvicinarsi alle dipendenze e abbandonare le vere relazioni sociali: crisi economica e politica, genitori moderni che non dettano più regole, la mancanza di stimoli esterni e desideri, la noia, la mancanza di una famiglia con cui comunicare e tanto tanto altro.

Si vuole inoltre colmare una mancanza di consapevolezza nei giovani per quel che riguarda le leggi e la giustizia; per i ragazzi un mondo troppo lontano che mai potrà toccarli e che non arrecherà loro nessun danno per quel po’ di droga che hanno tra le mani. Il sostituto procuratore Giuliano Schioppi, l’avvocato Fiacchino e il comandante di stazione Tagliaferri vogliono che a loro non venga più associato il semplice intervento repressivo, ma che il loro intervento insieme alle altre istituzioni diventi necessario e fondamentale: deve esserci molta attività preventiva e il senso del dovere di diffusione del messaggio di legalità in tutti.

Per fare tutto questo si sono impegnati ad una collaborazione quanto più attiva anche gli educatori: famiglia in primis, scuola e chiesa. Presenti al tavolo di discussione la professoressa Giuseppina Di Muzio e don Michele Tartaglia che, come rappresentati degli educatori, vogliono vivere in maniera competente i disagi sociali, i problemi dei ragazzi e della famiglia. Il loro impegno è quello di cogliere i segnali di difficoltà e di donarsi all’altro, aiutando i ragazzi a tirare fuori i loro sogni e desideri e la famiglia nel creare strategie di rapporto.

L’augurio è quello di poter creare una fitta maglia in cui ogni istituzione ha il suo ruolo e colore. Un approccio multidisciplinare che consenta  di creare “il giusto incontro” con i giovani, promuovendo la bellezza, riscoprendo il desiderio di vivere, di progettare, di scoprire.