Save the Children: 1, 2 milioni di minori in povertà assoluta, il dramma nelle periferie

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Vivere in una zona di una città piuttosto che in un’altra può avere delle ripercussioni importanti sul futuro dei bambini. Nella sola città di Roma chi vive a nord nei quartieri benestanti ha la possibilità di acquisire maggiori competenze scolastiche: la percentuale dei laureati è del 42%, 4 volte quella delle periferie esterne o prossime al GRA. A Milano, i laureati di Pagano e Magenta San-Vittore sono 7 volte quelli di Quarto Oggiaro. A Napoli, i 15-52enni senza diploma di scuola secondaria di primo grado sono il 2% al Vomero e quasi il 20% a Scampia, a Palermo il 2,3% a Malaspina-Palagonia e il 23% a Palazzo Reale-Monte di Pietà. Pochi chilometri di distanza possono significare riscatto sociale o povertà.

Sono questi alcuni dei dati preoccupanti che emergono dal IX Atlante dell’Infanzia a rischio “Le periferie dei bambini“, presentato da Save The Children il 13 novembre e disponibile in libreria a partire dal 29 novembre in un volume di 290 pagine, curato da Giulio Cederna e corredato dagli scatti del fotografo Riccardo Venturi.

Secondo il nuovo studio, l’ambiente urbano contribuisce ad allargare la forbice delle disuguaglianze, soprattutto fra i più piccoli. In Italia sono 1,2 milioni gli adolescenti e i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta. La povertà relativa, invece, riguarda un minore su 5. Chi ha oggi meno di 17 anni ha una probabilità di diventare povero cinque volte più alta rispetto ai propri nonni. Sono circa 4 milioni i minori che vivono nelle 14 principali aree metropolitane del Paese, ossia 2 su 5 del totale in Italia. Molti vivono nelle periferie, e questo significa fare i conti con i deficit urbanistici, funzionali o sociali del territorio. È in questi luoghi che si percepisce l’emarginazione sociale, perché insieme alle difficoltà economiche, mancano strutture per svolgere attività ricreative e non si può navigare su Internet.

Nelle città più densamente popolate, 259.000 minori vedono strade scarsamente illuminate, non respirano aria pulita e percepiscono un elevato rischio di criminalità. 94 bambini su 100 tra i 3 e i 10 anni non hanno modo di giocare in strada, solo 1 su 4 trova ospitalità nei cortili e poco più di 1 su 3 ha la fortuna di avere un parco o un giardino vicino a casa dove poter giocare. Nelle periferie inoltre è più alto il numero dei NEET, ovvero dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano più, sono senza lavoro e non sono inseriti in alcun circuito di formazione. Nel quartiere Tortona di Milano sono il 3,6 %, meno di un terzo di quelli di Triulzo Superiore, che raggiunge il 14,1%. Un divario analogo si riscontra anche a Genova, dove i NEET sono il 3,4% a Carignano e il 15,9% a Ca Nuova. A Roma, invece, sono il 7,5% nella zona Palocco e il 13,8% a Ostia Nord.

“È assurdo che due bambini che vivono a un solo isolato di distanza possano trovarsi a crescere in due universi paralleli. Rimettere i bambini al centro significa andare a vedere realmente dove e come vivono e investire sulla ricchezza dei territori e sulle loro diversità, combattere gli squilibri sociali e le diseguaglianze, valorizzare le tante realtà positive che ogni giorno si impegnano per creare opportunità educative che suppliscono alla mancanza di servizi”, ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children e aggiunto: “La retorica della “centralità” dei bambini e delle famiglie racconta un Paese che non c’è. Basta scorrere le pagine dell’Atlante per leggere una storia diversa: l’infanzia è la vera “periferia” dell’Italia”.