Troppi ragazzi senza grinta e senza obiettivi… Ricominciamo dalla capriola!

capriole e telefonino

Provate ad entrare in classe in una prima media e chiedete ai ragazzi di fare in quattro e quattr’otto una capriola. Vi accorgerete che solo alcuni sono pronti a buttarsi a terra e a rotolare come tutti i bambini hanno fatto sin dalla notte dei tempi. Se poi fate un’indagine sulle capacità motorie della stessa classe vi renderete conto che un’alta percentuale di ragazzi non effettua movimento in maniera costante oppure lo fa ma senza grandi sforzi.

E’ a Milano che un docente universitario di Scienze del Movimento, Sergio Dugnani, si è preso la briga di verificare le capacità dei ragazzini delle medie, scoprendo che due su tre non riescono ad eseguire correttamente la capriola in avanti: molti si bloccano, altri rotolano su un fianco mentre cercano di completarla. E il dato è molto significativo, oltre che preoccupante.

Se un tempo i pomeriggi dopo i compiti si spendevano a fare le gare di corsa, a fare acrobazie in bicicletta ai limiti della caduta (che inevitabilmente si verificava, anche rovinosa); se una volta, neanche troppo tempo fa, le ginocchia di bambini e ragazzini erano regolarmente sbucciate, oggi ad occhio nudo si può constatare che i giochi sono assolutamente più statici, che il fiatone arriva subito e che le grandi sudate per raggiungere una meta sono cosa assai rara.

Il movimento libero, dettato dalla voglia di correre, di urlare, di lasciarsi andare dando il meglio fisicamente ha lasciato il posto ad un movimento controllato, attento più al fisico che al consumo di energie, più all’immagine scolpita che alla voglia di mettersi in gioco.

giochi di strada, maestri di vita, hanno ceduto la mano alla compulsiva articolazione delle dita sullo smartphone con il posteriore appoggiato sul sofà o proprio sul letto. E a rimetterci non è solo il fisico. Il gioco è esercizio del cervello, è piacevole ed accattivante adrenalina, che in troppi ragazzi oggi resta sempre a livelli statici e bassissimi.

Ecco allora l’aumento dell’obesità infantile e giovanile, l’assenza in troppi ragazzi di stimoli, obiettivi, traguardi reali che essi vogliono raggiungere. Ed ecco allora uomini a metà, che davanti al primo grande ostacolo crollano, perché sul telefonino l’elisir del coraggio (aimeh!) non c’è.

Tocca agli adulti puntare per i loro ragazzi a sani stili di vita, forse anche un po’ retrò, ma fatti di attività fisica libera, continua, divertente. In strada non si vedono bambini in movimento, sono tutti seduti, con la testa piegata davanti ad un piccolo display. Le istituzioni (Comuni, scuola…) fanno la loro parte ma è la fascia dei ‘grandi’ a dover riprogrammare la quotidianità e inserirvi moto ed azione, di qualunque tipo, purché libero e, se vogliamo, liberatorio.

Il gioco, il movimento, la gara, lo sforzo fisico e anche mentale sono sempre stati indispensabili per la crescita dei piccoli uomini. Allenano al riscatto, alla ripresa, allo scatto felino che la vita ogni tanto ci chiede di compiere, anche con sudore o con dolore. La sola vera crescita. Di questo passo, sostengono gli esperti, continueremo a produrre uomini deboli, cellule di una società senza mordente. In ogni cosa.