Disoccupazione, conseguenze psicologiche

La disoccupazione ha delle ripercussioni sull'aspetto psicologico, per evitarle è importante mantenersi attivi e positivi.

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Disoccupazione, conseguenze psicologiche

Studi hanno messo in evidenza quanto la disoccupazione possa incidere sulla salute psicofisica. Il lavoro occupa un posto centrale nella vita delle persone. La disoccupazione, dunque, è un’esperienza traumatizzante che può spingere l’individuo in un circolo vizioso di isolamento e perdita di speranza. Lo stress vissuto dal disoccupato riguarda non solo i problemi finanziari, ma anche l’organizzazione del tempo, il contatto sociale e la sensazione di essere utili alla collettività. Le conseguenze psicologiche della disoccupazione producono un senso di colpa e di vergogna che minano l’autostima, il senso di autoefficacia, le relazioni affettive e l’identità personale.
L’identità personale è strettamente legata al ruolo sociale ed è condizionata dai feedback che la persona riceve nel contesto socio-lavorativo. Le conseguenze psicologiche della disoccupazione sono dovute soprattutto all’inattività e alla quantità spropositata di tempo libero a disposizione che questo stato preclude. La disoccupazione innesca un processo psicopatologico costituito da fasi simili alla sindrome di burn-out, come ad esempio la fase di apatia, che diminuisce l’interesse nella ricerca attiva del lavoro. Essa crea squilibri e conflitti nell’ambiente familiare, che comportano un processo di riadattamento e ridefinizione dei ruoli e delle funzioni. Le reazioni che seguono l’evento della disoccupazione sono di diverso genere. Quest’ultime sono state descritte in fasi e formano un ciclo di adattamento. La fase dell’inizio della disoccupazione è caratterizzata da uno “shock” o immobilismo nel quale la persona è sopraffatta dall’evento. Successivamente l’individuo cerca di minimizzare quanto è avvenuto, quindi si apre una fase ottimistica, accompagnata da sensazioni di alleggerimento dal lavoro. Dopo pochi mesi subentra la fase depressiva, la fase pessimistica, in cui sono presenti sentimenti di rabbia e ribellione, fino ad arrivare ad una fase di esaurimento della reazione. Nell’ultima fase l’individuo presenta razionalizzazione e adattamento alla nuova realtà. Per affrontare i disagi dovuti a questa spiacevole, ma diffusa condizione si consiglia di mantenersi attivi, non fermarsi mai, anche quando non si ha un lavoro, magari facendo attività fisica o iniziando la ricerca per un nuovo incarico. Prendere un caffè con un amico, avere sempre degli impegni e contatti sociali può aiutare a non sentirsi passivi e la socializzazione può essere vista anche come fonte per creare occasioni di conoscere nuove persone e inserirsi in nuovi contesti e perché no incontrare proposte di lavoro.