ATTACCHI DI PANICO, COME CI SI SENTE?

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    ATTACCHI DI PANICO, COME CI SI SENTE?

    Scorreva tutto normalmente finché una sera, mentre stava guidando in autostrada inizia a sperimentare un’ansia crescente, il cuore comincia a battere più velocemente, inizia a percepire le altre macchine in maniera strana, come se gli venissero addosso e nello stesso tempo si accorge che la lucidità viene meno. Percepisce che qualcosa di brutto sta accadendo e si rende conto di non avere più la padronanza del mezzo. Questa impotenza percepita aumenta l’ansia e la tachicardia fino a temere l’infarto e l’interpretazione catastrofica del tutto porta alla nascita di una crisi di panico.
    E’ questo il caso di Giulio, un ragazzo di 38 anni, ingegnere edile, persona brillante, intraprendente, determinato, staccato emotivamente e invulnerabile.
    La letteratura e l’esperienza clinica concordano nel ritenere che il primo attacco di panico è spesso preceduto da eventi significativi come separazioni, divorzi, lutti, licenziamenti, trasferimenti, ma anche matrimoni o la nascita di figli, promozioni e altri eventi correlati con un significativo aumento del senso della responsabilità e quindi di ansia e stress. Ci sono, inoltre, situazioni in cui gli attacchi di panico avvengono con una maggiore frequenza.
    I contesti più comuni in cui gli attacchi di panico si manifestano sono i mezzi pubblici e i luoghi affollati, ma può capitare anche mentre si fa la fila al supermercato o mentre si é alla guida, come nel caso di Giulio. Chi ha provato gli attacchi di panico li descrive come un’esperienza terribile, spesso improvvisa ed inaspettata, almeno la prima volta. Si ha “paura della paura”. La persona si trova in poco tempo e senza capire il perché in un circolo vizioso che spesso si porta dietro la cosiddetta “agorafobia“, ovvero l’ansia di essere in luoghi o situazioni dai quali è difficile allontanarsi. Dopo il primo attacco di panico tendiamo ad evitare quella specifica situazione, per paura che ci possa accadere di nuovo. L’evitamento va a ridurre l’ansia facendo sentire la persona più tranquilla che inizia a pensare “evito disastri, riduco l’ansia, evito l’attacco di panico”.
    Non affrontare il disturbo da panico comporta dei costi, molto alti in termini di qualità della vita, poiché innesca pensieri negativi come: non tornerò più ad essere la persona di prima, gli attacchi di panico mi stanno rovinando la vita, il che si traduce in una distorta valutazione di se stessi, bassa autostima e mantenimento del disturbo di panico. Insomma si innesca un circolo vizioso.
    Ma come curare un attacco di panico? La ricerca scientifica ha dimostrato l’efficacia di un percorso di psicoterapia “cognitivo-comportamentale”. Si tratta di una psicoterapia breve e a cadenza settimanale, in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema insieme al terapeuta, si concentra sull’apprendimento di pensieri e di comportamenti più funzionali, nell’intento di spezzare i circoli viziosi del disturbo.

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