Contraccettivi gratis per combattere Hiv e altre malattie, parte anche la Toscana

    E’ la sesta regione in Italia che attiva questa azione di contrasto all’Hiv e alle malattie sessualmente trasmissibili. In abbinata via ad iniziative di sensibilizzazione e di educazione sessuale

    sesso sicuro

    Con la Toscana sono sei le regioni che hanno varato l’accesso alla contraccezione gratuita. Per contrastare malattie sessualmente trasmissibili (Mst) e la diffusione dell’Hiv, oltre che per ridurre il ricorso all’aborto nella regione preservativi, pillole, spirali, cerotti e altri contraccettivi saranno gratuiti.

    La giunta regionale ha appena approvato la proposta dell’assessora al diritto alla salute e al sociale, seguendo i passi già compiuti da Puglia, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Lazio. In Toscana, ha assicurato inoltre il presidente della Giunta regionale Rossi nella nota stampa diffusa, verranno messe in campo attività ed iniziative di educazione sessuale.

    Secondo quanto previsto dalla delibera di Giunta i contraccettivi gratuiti spetteranno a tutti i giovani tra i 14 e i 25 anni, alle donne tra i 26 e i 45 anni con determinati codici di esenzione o che vivono al di sotto sotto una determinata fascia economica e alle donne sotto i 45 anni che decidono di usare anticoncezionali durante una gravidanza o entro i 12 mesi dal parto, oppure dopo un’interruzione di gravidanza o entro i 24 mesi dall’intervento.

    Inoltre pillole, cerotti, anelli vaginali e tutti gli altri metodi saranno disponibili presso i consultori, gli ambulatori ostetrico-ginecologi della Asl e le farmacie, dietro prescrizione medica. Inoltre nei consultori e nei pronto soccorso della Regione saranno garantiti anche i contraccettivi di emergenza, la cosiddetta ‘pillola del giorno dopo‘, erogabile entro 78 ore dal rapporto a rischio.

    “Dare alle donne e agli uomini la possibilità di procurarsi metodi anticoncezionali gratuiti è un elemento di protezione, oltre che fisica, psicologica” aveva dichiarato l’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia-Romagna Sergio Venturi nel giugno scorso, quando la sua regione aveva compiuto lo stesso salto. “Una misura epocale che si rivolge a una platea molto ampia, richiedenti asilo compresi – aveva confermato il responsabile dei consultori di Bologna Claudio Veronesi – ricordando che in Emilia Romagna il provvedimento si estende alle donne fino ai 45 anni disoccupate o con esenzione di lavoratrici colpite dalla crisi, dopo un aborto o nell’immediato post partum”.

    Insomma un sistema di protezione e di prevenzione che ha sortito da subito risultati eccezionali, perché dopo solo un mese al Poliambulatorio Roncati, dove si trova lo spazio giovani del distretto cittadino, avevano già fatto richiesta di contraccettivi 103 donne, nella stragrande maggioranza tra i 14 e i 19 anni, quasi tutte italiane, alle quali si aggiungono una decina di donne tra i 20 e 26 anni. Si parla soprattutto di fasce economicamente deboli o di realtà a rischio esclusione: la contraccezione insomma è ancora soggetta a forti freni, dal costo (una piccola costa circa 15 euro al mese) alle barriere culturali.

    Un provvedimento che in quanto a reticenze di carattere culturale ha capovolto il Bel Paese, perché fu la Puglia, nel 2008 la prima regione italiana ad aver approvato un documento simile, quando l’assessorato alle Politiche della salute chiese la distribuzione di anello vaginale e alcuni contraccettivi ormonali nei consultori per diverse categorie di donne. Quelle con meno di 24 anni, quelle che hanno partorito e allattano al seno o hanno già effettuato una interruzione volontaria di gravidanza; per le immigrate senza permesso di soggiorno in possesso del codice “Straniero Temporaneamente Presente” e per le cittadine donne dell’Unione Europea indigenti.